novembre, 2014

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Posted by: | Posted on: novembre 29, 2014

Inquinamento ambientale e rischio di malattia di Alzheimer. Possiamo identificare le prove definitive?

Negli ultimi 30-40 anni i progressi sulla patogenesi molecolare della malattia di Alzheimer ci hanno consentito di migliorare le nostre conoscenze sull’inizio dei sintomi e il decorso della malattia . Biomarcatori sono stati identificati sia nei soggetti sintomatici che in quegli normali in grado di identificare placche amiloidi e, conseguentemente, soggetti ad alto rischio di demenza. Almeno una ventina di geni sono stati identificati ed associati con un aumento o una riduzione del rischio di demenza ad esordio tardivo . Ogni nuovo gene identificato permette di colmare un vuoto nel processo di completa comprensione della patogenesi della malattia di Alzheimer e, potenzialmente, può rappresentare una nuova opportunità terapeutica.

Considerato singolarmente, ognuno dei 20 geni associati con l’Alzheimer ad esordio tardivo ha un’influenza minima sul rischio globale. L’eccezione è rappresentata dall’allele epsilon 4 dell’apolipoproteina E, localizzato sul cromosoma 19, ciascuna copia del quale triplica il rischio di Alzheimer. Read More …

Posted by: | Posted on: novembre 24, 2014

I livelli di DDT e del suo metabolita DDE sono più alti nella malattia di Alzheimer

La malattia di Alzheimer è la malattia neurodegenerativa più frequente a livello mondiale, con un aumento previsto dei casi di oltre tre volte nei prossimi quarant’anni . La forma più frequente di Alzheimer è quella ad esordio tardivo, che si sviluppa tipicamente dopo i 60 anni di età. I fattori eziologici non sono completamente conosciuti ma è noto che fattori genetici, ambientali e abitudini di vita condizionano il rischio individuale di sviluppare la malattia (2). Tra i numerosi geni di suscettibilità per l’Alzheimer che continuano ad ingrossare la lista dei candidati, soltanto l’allele dell’apolipoproteina E4 (APOE4) ha un effetto significativo, aumentando il rischio di 2- 3 volte nei soggetti che ne sono portatori. Considerati nel loro insieme, la decina di geni identificati finora permette di spiegare soltanto la metà circa dei casi di Alzheimer (3). Diversi studi hanno riportato risultati che suggeriscono come l’esposizione occupazionale a metalli, solventi e pesticidi possa rappresentare un importante fattore di rischio (4,5). Read More …

Posted by: | Posted on: novembre 19, 2014

L’esposizione a pesticidi, insetticidi, fungicidi e fumiganti aumenta il rischio di linfoma non Hodgkin e di mieloma multiplo negli agricoltori americani. I risultati dell’Agricoltural Health Study

Introduzione

L’associazione dei linfomi non-Hodgkin ed altre neoplasie ematologiche con l’esposizione lavorativa negli agricoltori è nota fin dagli anni 1970. Gli agricoltori e gli altri addetti alle aziende agricole possono essere esposti a numerose sostanze cancerogene, fra le quali Le maggiormente sospettate sono i pesticidi. Diversi studi epidemiologici condotti in numerose regioni del mondo. hanno suggerito un aumento del rischio di mieloma multiplo e di alcuni sottotipi di linfoma non-Hodgkin in rapporto con l’uso di specifici pesticidi appartenenti a diverse classe funzionali (insetticidi, fungicidi, fumiganti, erbicidi). Una metanalisi di 13 studi caso-controllo pubblicati fra il 1993 e il 2005 aveva dimostrato un aumento significativo del rischio di linfoma non Hodgkin in seguito ad esposizione occupazionale ai pesticidi (OR = 1,35; IC 95% 1,2-1,5). Il rischio era ancora superiore nei soggetti esposti per oltre 10 anni ai pesticidi (OR = 1,65; IC 95% 1,08-1,95). Tuttavia, in questa metanalisi non fu effettuata alcuna indagine circa l’uso di specifici pesticidi e la presenza di eventuali altri fattori di rischio. La International Agency for Research on Cancer (IARC) di Lione ha classificato come probabilmente cancerogene per gli esseri umani le attività che espongono ai pesticidi, anche se per molte di queste sostanze la cancerogenicità non è stata ancora definitivamente dimostrata. Read More …

Posted by: | Posted on: novembre 18, 2014

L’esposizione a basse concentrazioni di particolato atmosferico ambientale causa infiammazione sistemica in pazienti con cardiopatia ischemica

Introduzione

Il particolato atmosferico non è una miscela omogenea ma è molto variabile per composizione e grandezza delle particelle, cosicché, anche gli effetti sulla salute possono variare notevolmente. Studi tossicologici hanno dimostrato che anche le particelle grossolane, originate principalmente dal suolo, sono dei potenti induttori d’infiammazione, ancora più potenti delle particelle più fini. Inoltre, gli studi epidemiologici sul PM2.5 hanno indicato che le particelle derivanti dalla combustione producono effetti cardiovascolari particolarmente dannosi. Studi recenti hanno suggerito che anche le particelle derivanti dalla combustione delle biomasse sono altrettanto pericolose di quelle derivate dalla combustione fossile. Read More …

Posted by: | Posted on: novembre 17, 2014

L’influenza dell’esposizione ambientale prenatale a bifenili policlorurati (PCB) e a eteri difenili policlorurati (PBDE) sul peso alla nascita in un gruppo di neonati svedesi

Introduzione

Fra i diversi effetti negativi che sono stati dimostrati dai vari inquinanti ambientali persistenti o POP (Persistent Organig Pollutants) c’è anche la riduzione della crescita fetale e neonatale. Fra i principali POP ricordiamo i bifenili policlorurati (PCB), le diossine, gli eteri difenile policlorurati (PBDE) i dibenzofurani policlorurati (PCDF).

Fra i pochi studi che hanno analizzato le associazioni fra esposizione a PBDE e peso alla nascita, alcuni hanno osservato una correlazione inversa fra esposizione prenatale e peso alla nascita. Altri studi hanno dimostrato che il sovrappeso nelle epoche successive della vita è associato sia con un basso peso alla nascita che con la macrosomia fetale. Inoltre numerosi studi hanno suggerito che anche l’obesità adolescenziale o nell’età adulta può dipendere da un’esposizione precoce durante le prime settimane della gravidanza, addirittura prima del concepimento nel caso dei genitori, a diversi interferenti endocrini. Queste osservazioni sono fonte di preoccupazione anche per le autorità, in quanto variazioni anche piccole indotte dai POP sulla crescita fetale potrebbero influenzare la salute pubblica nella popolazione esposta anche a minime concentrazioni di inquinanti ambientali persistenti, quali sono quelle osservate inquinamento di fondo. Read More …

Posted by: | Posted on: novembre 16, 2014

Esposizione dei genitori agli inquinanti organici persistenti (POP) prima del concepimento e crescita fetale: i risultati dello studio LIFE

 

Introduzione

Numerosi studi epidemiologici, ma non tutti, hanno evidenziato una diminuzione del peso fetale alla nascita in seguito all’esposizione dei genitori a inquinanti organici persistenti, POP (Persistent Organig Pollutants), fra i quali sono compresi i bifenili policlorurati (PCB), gli eteri difenile policlorurati (PBDE), i pesticidi organoclorurati, i composti perfluoroalchilici (PFAS).

La discordanza delle conclusioni fra i numerosi studi compiuti possono dipendere da numerosi fattori, non ultimo il fatto che molti ricercatori hanno valutato l’esposizione ai POP prima o dopo la nascita, mentre, a causa delle numerose modificazioni dei processi metabolici e fisiologici che si verificano durante la gravidanza, la valutazione dell’esposizione agli inquinanti ambientali prima del concepimento può costituire uno strumento più accurato per valutare le conseguenze sul feto. Indipendentemente dalla loro concentrazione del siero, i POP possono alterare la crescita fetale se agiscono durante una particolare finestra temporale critica, durante la quale, come dimostrato per i PCB ed altri POP, la crescita fetale si dimostra molto più sensibile agli effetti dannosi degli inquinanti chimici esogeni. Altri studi, inoltre, hanno valutato soltanto l’esposizione materna ai POP, mentre l’esito della gravidanza dipende dalle condizioni di salute di entrambi i genitori. Read More …

Posted by: | Posted on: novembre 15, 2014

Esposizione all’acido perfluoroottanoico (PFOA) e neoplasie in una comunità contaminata

L’acido perfluoroottanoico (PFOA) è stato associato ad alcuni tipi di neoplasia e con un aumento della mortalità sia nei lavoratori esposti che negli animali da esperimento.

Questo lavoro fa parte di una serie di studi che hanno analizzato l’effetto sulla salute umana dell’acido perfluoroottanoico sui residenti attorno ad un impianto chimico della DuPont. Gli autori dello studio hanno correlato l’esposizione all’acido perfluoroottanoico con l’incidenza dei tumori nei registri tumori dell’Ohio e della Virginia. L’acido perfluoroottanoico fu rilasciato nell’ambiente sia mediante immissione nell’aria atmosferica che mediante scarichi nel fiume Ohio negli anni 1950, causando la contaminazione delle falde acquifere. I campionamenti effettuati sia su centinaia di pozzi privati che su fonti pubbliche dimostrano che, persino dopo la drastica riduzione dell’immissione da parte dell’impianto chimico, la contaminazione delle acque potabili da parte dl PFOA persisteva e continuava ad aumentare negli anni in alcuni distretti situati in prossimità dell’impianto chimico. Read More …

Posted by: | Posted on: novembre 14, 2014

Aumento del rischio di menopausa precoce in donne esposte ai composti perfluoroalchilici (PFAS)

Nonostante gli effetti tossici dei composti perfluoroalchilici (PFAS) non siano completamente noti, queste molecole sono state associate con numerosi effetti fisiologici sia nell’uomo che negli animali. Fra i principali effetti riportati vi è la distruzione endocrina, che è stata dimostrata nei ratti, nei topi e nei pesci. Da questi studi è emerso che i composti perfluoroalchilici hanno attività estrogena, essendo capaci di aumentare l’espressione del recettore beta degli estrogeni nel fegato dei pesci sia di genere maschile che femminile. Nei topi trattati prima della pubertà, il PFOA aumenta il progesterone ed aumenta le risposte della ghiandola mammaria all’estradiolo esogeno. Nei ratti maschi il PFOA riduce la concentrazione del testosterone nel siero e nel liquido interstiziale testicolare e aumenta i livelli di estradiolo. Nelle cellule di Leydig rimosse da questi testicoli è stata dimostrata un’inibizione diretta da parte del PFOA del rilascio di testosterone. Read More …

Posted by: | Posted on: novembre 13, 2014

Il bisfenolo e i composti perfluoroalchilici (PFAS) interferiscono con l’espressione di recettori nucleari nei leucociti di una popolazione di donne infertili

Un’interferente (o distruttore) endocrino è definito come “una sostanza esogena che interferisce con la sintesi, la secrezione, il trasporto, il metabolismo, il legame o l’eliminazione di ormoni naturalmente prodotti e circolanti nel sangue umano e che sono presenti fisiologicamente nel corpo essendo responsabili per l’omeostasi, la riproduzione e lo sviluppo dell’essere umano”.

L’omeostasi degli steroidi sessuali e degli ormoni tiroidei rappresenta uno dei principali bersagli degli interferoni endocrini; inoltre, il processo riproduttivo, considerato come un processo continuo dalla produzione dei gameti e loro fertilizzazione durante la vita intrauterina e lo sviluppo post-natale della progenie, è particolarmente vulnerabile agli effetti della distruzione endocrina. Read More …

Posted by: | Posted on: novembre 12, 2014

Il rischio di cancro è aumentato fra i lavoratori addetti alla sintesi e alla polimerizzazione del tetrafluoroetilene

 

 Il tetrafluoroetilene (TFR, formula chimica: C2 F4, numero di registro  CAS 116-14-3) è un gas incolore e  insolubile in acqua usato principalmente come monomero per la produzione del politetrafluoroetilene (PTFE), o altri polimeri fluorurati,  o come composto intermedio per la sintesi dell’esafluoropropilene. Il PTFE possiede numerose proprietà molto utili ed è usato principalmente nell’industria e nei prodotti di consumo, per esempio, nelle pellicole per alimenti, nei cuscinetti e  guarnizioni, nei rivestimenti antiaderenti per gli utensili da cucina, nelle membrane impermeabili e traspiranti per i vestiti, nei rivestimenti protettivi sui tappeti ed altro ancora.  L’inalazione cronica del tetrafluoroetilene ha causato un aumento dell’incidenza di tumori negli animali di laboratorio di entrambi i sessi. Nei topi  maschi è stata dimostrata un’aumentata incidenza di neoplasie renali ed epatiche dopo esposizione cronica al tetrafluoroetilene. Nelle femmine di topo è stata osservata un’aumentata incidenza di neoplasie renali, di sarcomi epatici, di epatocarcinomi e leucemie. Read More …