Accumulo ed eliminazione dei composti perfluoroalchilici: differenze fra soggetti continuamente residenti in alcune zone degli Stati uniti contaminate e quelli trasferitisi altrove

Posted by: | Posted on: novembre 10, 2014

Introduzione

I composti perfluoroalchilici (PFAS), i cui prodotti più noti sono l’acido perfluoottanoico (PFOA) e e l’acido perfluoottansulfonico (PFOS), sono utilizzati per la produzione di   un numero imprecisato di prodotti di largo consumo Sono molecole non esistenti in natura, che tendono ad accumularsi e a persistere nell’ambiente, ed essendo caratterizzate da bioaccumulo e biomagnificazione, non è prevedibile una riduzione dell’entità dell’esposizione umana nel prossimo futuro .

I PFAS sono presenti nell’ambiente, nell’uomo e negli animali

La loro presenza è stata dimostrata in numerose specie animali, in diverse matrici ambientali, negli alimenti e in circa il 99% di un campione rappresentativo della popolazione adulta americana arruolata nel biennio 2003-2004 nel progetto The National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES). Gli studi condotti nei roditori suggeriscono che l’acido perfluoroottanoico (PFOA) è associato con diversi effetti, compresi iperplasia e tumori benigni dei testicoli, del fegato, del pancreas, basso peso alla nascita, riduzione della risposta immunitaria, diminuzione della colesterolemia.

Tuttavia, i modelli animali utilizzati negli studi sono probabilmente inappropriati poiché esistono notevoli differenze fra le varie specie animali nonché, nell’ambito della stessa specie fra individui di genere maschile e femminile, riguardo la clearance e il meccanismo d’azione di queste sostanze, soprattutto per quanto riguarda l’attivazione differenziale dei peroxisome proliferator-activated receptor alpha (PPARa).  gli studi dell’uomo sono stati soprattutto di tipo cross-sezionale o di tipo retrospettivo condotti su coorti di lavoratori esposti. Gli effetti sulla salute derivanti dall’esposizione dell’acido perfluoroottanoico (PFOA) nella popolazione generale non sono stati ben studiati.

Il PFOA è presente in oltre il 98% della popolazione americana

In un campione rappresentativo della popolazione degli Stati Uniti valutato nel 2003-2004 le concentrazioni medie di PFOA erano 3,9 ng/millilitro (o parti per miliardo), con concentrazioni più elevate nei maschi rispetto alle femmine.

Concentrazioni variabili da 100 a 5000 ng/millilitro sono state osservate in diversi gruppi di lavoratori.

 

Alcuni fra i più importanti studi sono stati condotti nell’ambito del C8 Health Project, nel quale sono stati raccolti i dati di circa 69.000 americani residenti nelle vicinanze di un impianto di produzione dei composti perfluoroalchilici e che furono esposti per decenni al PFOA attraverso l’acqua potabile contaminata. La concentrazione media nel siero di PFOA in questa popolazione era di 82 ng/millilitro, con una mediana di 28 ng/mL.

Conoscere la clearance del PFOA nell’uomo è importante affinché negli studi retrospettivi si possa determinare la durata dell’esposizione e prevedere le concentrazioni future nel siero. Il PFOA rimane nel siero umano anche per molto tempo dopo la sospensione dell’esposizione, e non è metabolizzato.

PFOA, PFOS e gli altri PFAS persistono per anni nel sangue e nei tessuti umani

Le stime pubblicate relative all’emivita nel siero del PFOA sono variabili. In un gruppo di 26 operai in pensione in precedenza addetti alla produzione del PFOA, la cui concentrazione media iniziale nel siero era di 799 ng/millilitro, fu stimata un emivita media di 3,8 anni (IC 95% 3-4,1), con valori di emivita variabili nel singolo individuo da 1,5 al 9,1 anni in base ad un follow-up di cinque anni. In 138, cittadini tedeschi Brede et al hanno stimato un emivita media di 3, 26 anni (range 1,03-14,67 anni) dopo l’istallazione di filtri a carbone attivo all’acquedotto comunale. Infine, in un altro studio americano, 200 soggetti furono seguiti per un anno e, in base a ripetuti prelievi ematici e ad un’ iniziale concentrazione media nel siero di 180 ng/millilitro, fu stimata un emivita di 2,3 anni (IC 95% 2,1-2,4).

Gli studi finora condotti suggeriscono che un modello di decadimento esponenziale tradizionale è sufficiente per descrivere la clearance del PFOA dal corpo, nonostante precedenti studi avessero suggerito che la clearance negli animali possa essere tempo-dipendente.

Ai fini di questo studio furono selezionati 17.516 soggetti partecipanti al C8 Health Project che erano ancora residenti in una delle sei zone contaminate e non avevano mai cambiato residenza. I dati di questo gruppo furono confrontati con quelli di un gruppo di soggetti non più resistenti nelle aree le cui falde acquifere erano state inquinate dagli anni 1950.

Nei soggetti ancora residenti nelle zone contaminate, furono osservate notevoli differenze nelle concentrazioni di PFOA nel siero a seconda della zona di residenza, del sesso, dell’uso di acqua imbottigliata.

Le concentrazioni del PFOA nel sangue aumentano con laumentare dell’età e deglianni di residenza nelle zone contaminate

Considerando tutti i soggetti, indipendentemente dalla zona di residenza, l’aumento medio dei livelli di PFOA era di 1,2% (IC 95% 1,1-1,4%). Analizzando i dati per singolo distretto acquifero, nei distretti con i livelli di esposizione più elevati fu osservata la correlazione più consistente fra anni di residenza e i livelli nel siero di PFOA.

Per quanto riguarda il gruppo dei soggetti che avevano cambiato residenza fu possibile stimare un’emivita di circa tre anni per i soggetti che avevano abitato nella zona con maggiore contaminazione, mentre era di 9,4 anni per i primi nove anni dopo il cambio di residenza nei soggetti che avevano abitato nei distretti con minore contaminazione.

In conclusione, i risultati dello studio di Seals et al., che qui abbiamo riassunto, l’emivita stimata per il PFOA si situa nell’ambito dei valori precedentemente stimati 2,3 e 3,8 anni per i soggetti con maggiore esposizione, ma conferma anche che la velocità di eliminazione del PFOA nell’organismo (clearance) sembra dipendere dalla concentrazione iniziale, essendo l’eliminazione più rapida nei soggetti con maggiore concentrazione di PFOA nel sangue.

Riferimenti bibliografici

1: Seals R, Bartell SM, Steenland K. Accumulation and clearance of perfluorooctanoic acid (PFOA) in current and former residents of an exposed community. Environ Health Perspect. 2011 Jan;119(1):119-24. doi: 10.1289/ehp.1002346. Epub 2010 Sep 22. PubMed PMID: 20870569;. PubMed Central PMCID: PMC3018490.





3 Comments to Accumulo ed eliminazione dei composti perfluoroalchilici: differenze fra soggetti continuamente residenti in alcune zone degli Stati uniti contaminate e quelli trasferitisi altrove

  1. straccaganasse ha detto:

    Non mi è chiaro come fanno i pfas ad essere praticmente in tutta la popoalzione, anche nei soggetti che non hanno lavorato in fabbriche che l utilizzano e in quelli che vivono a migliaia di chilometri di distanza dagli i mpianti industriali

    • Vincenzo ha detto:

      i pfas sono ubiquitari, sono utilizzati in una miriade di prodotti industriali e di largo consumo: detersivi, insetticidi, pesticidi, schiume antincendio. contenitori per alimenti (sacchetti merendine, patatine, popcorn ecc.), plastiche, benzine, pellicole fotografiche, semiconduttori ecc. Si trovano nella polvere di casa e li inspiriamo, si trovano nell’acqua potabile negli alimenti e ce li mangiamo e poi vanno a finte nel sangue e nel fegato e nei muscoli e negli altri organi e tessuti. I prodotti più noti sono probabilmente il rivestimento antiaderente delle pentole e il goretex. Sono indistruttibili. Li hanno trovati nei ghiacci polari e negli animali di quelle regione sperdute.

  2. Amministratore ha detto:

    I PFAS sono utilizzati in un numero enorme di prodotti di largo consumo, i più noti dei quali sono probabilmente il rivestimento antiaderente per padelle e pentole (Teflon) e il Goretex. Ma si trovano praticamente in tutti gli insetticidi e pesticidi, in ogni detersivo, nelle schiume antincendio, nei contenitori per alimenti dai quali possono essere rilasciati nei cibi. Sono presenti in vernici, nei farmaci nelle pellicole fotografiche, nei computer, SI ritrovano nel percolato delle discariche e neo biodigestato degli impianti a biomasse e nei fanghi reflui dei depuratori urbani e industriali. Alla fine arrivano nell’acqua potabile, negli alimenti e quindi nel nostro sangue dove permangono per decenni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares
Leggi articolo precedente:
L’inquinamento atmosferico accelera la progressione dell’aterosclerosi?

Introduzione Che lo sviluppo clinico delle malattie cardiovascolari sia il risultato dell'interazione fra i geni e l'ambiente è una premessa...

Chiudi