I livelli di DDT e del suo metabolita DDE sono più alti nella malattia di Alzheimer

Posted by: | Posted on: novembre 24, 2014

La malattia di Alzheimer è la malattia neurodegenerativa più frequente a livello mondiale, con un aumento previsto dei casi di oltre tre volte nei prossimi quarant’anni . La forma più frequente di Alzheimer è quella ad esordio tardivo, che si sviluppa tipicamente dopo i 60 anni di età. I fattori eziologici non sono completamente conosciuti ma è noto che fattori genetici, ambientali e abitudini di vita condizionano il rischio individuale di sviluppare la malattia (2). Tra i numerosi geni di suscettibilità per l’Alzheimer che continuano ad ingrossare la lista dei candidati, soltanto l’allele dell’apolipoproteina E4 (APOE4) ha un effetto significativo, aumentando il rischio di 2- 3 volte nei soggetti che ne sono portatori. Considerati nel loro insieme, la decina di geni identificati finora permette di spiegare soltanto la metà circa dei casi di Alzheimer (3). Diversi studi hanno riportato risultati che suggeriscono come l’esposizione occupazionale a metalli, solventi e pesticidi possa rappresentare un importante fattore di rischio (4,5).

Con lo scopo di confermare precedenti osservazioni condotte in un piccolo numero di pazienti con Alzheimer, nei quali avevano dimostrato che i livelli di diclorodifenidicloroetilene, un metabolita del pesticida organoclorurato DDT, erano significativamente più alti rispetto ai controlli, Richardson et al hanno valutato l’associazione fra livelli di DDE, Alzheimer e il punteggio del Mini-Mental State Examination (MMSE) in due popolazioni più numerose residenti in due diversi siti geografici. Gli autori hanno anche valutato la correlazione fra livelli cerebrali e sierici del metabolita del DDT; infine hanno anche valutato l’espressione del precursore proteico dell’amiloide (APP) in neuroni coltivati in vitro.

Risultati

Il DDE era presente nel 70% dei controlli e nell’80% dei casi di Alzheimer, con livelli di circa 4 volte più elevati nel siero dei casi (P <0, 001) . Nessuno degli altri pesticidi valutati risultò più alto nei malati rispetto ai controlli. Rispetto ai pazienti posti nel terzo terzile delle concentrazioni di DDE, il rischio di Alzheimer era significativamente aumentato: odds ratio [OR] = 4,18; IC 95% 2,54-5,82; P <0, 0001. La presenza dell’allele APOE ε4 era associato con un aumento del rischio di diagnosi di Alzheimer (OR = 4,18; IC 95% 2,97-4,6; P <0, 0001). Tuttavia, la correzione per il genotipo APOE non alterava in modo significativo l’associazione fra la diagnosi di Alzheimer e i livelli di DDE. Il punteggio di Mini-Mental State Examination erano significativamente più bassi nel terzile più elevato di DDE (- 0,841; IC 95% da – 1,604 a – 0,0 79; P = 0,03). C’era una significativa interazione nel terzo terzile fra genotipo APOE e concentrazione di DDE, tale per cui il punteggio MMSE era significativamente inferiore nei pazienti che avevano un allele APOE ε4 rispetto a quelli che ne erano privi. I livelli medi nel siero di DDE non erano significativamente diversi da quelli cerebrali ed esisteva una stretta correlazione fra livelli cerebrali e sierici. Infine, gli esperimenti in vitro, dimostrarono che i neuroni cerebrali esposti al DDT o al DDE entro quarantott’ore mostravano un significativo aumento del precursore proteico amiloide.

 

Commento

Gli autori di questo studio hanno dimostrato che i livelli sierici del DDE, un metabolita del DDT, era associato sia con una diagnosi di Alzheimer che con la gravità della malattia, valutata mediante MMSE. Inoltre, i livelli sierici di DDE più elevati e la presenza di un allele APOE ε4 causavano un declino cognitivo più grave. Inoltre, gli autori dimostrarono che le concentrazioni del DDT e del suo principale metabolita, a livelli simili a quelli osservati nei soggetti più esposti della popolazione generale degli Stati Uniti (11,12), provocavano un aumento del precursore proteico amiloide in neuroni cerebrali coltivati in vitro.

Questi dati permettono di identificare l’esposizione al DDT/DDE come un fattore di rischio ambientale per la malattia di Alzheimer.

Anche se il DDT fu vietato negli Stati Uniti già nel 1972, ancora oggi il pesticida viene usato legalmente e illegalmente in diverse regioni del mondo a scopo agricolo, ed entra nella composizione di diversi pesticidi. L’organizzazione mondiale della sanità nel 2006, con una decisione alquanto controversa, ha reintrodotto il DDT contro la malaria.

Nonostante i livelli del DDT e del DDE siano diminuiti in modo significativo negli ultimi trent’anni negli Stati Uniti, il metabolita è ancora presente nel 75-80% degli americani, probabilmente a causa dell’emivita notevolmente lunga del DDE (circa otto-10 anni), della continua importazione di alimenti contaminati da quei paesi che ancora consentono l’uso del DDT nonché della persistente contaminazione del suolo e delle acque.

In conclusione, i risultati di questo studio dimostrano che il DDT e il suo metabolita DDE aumentano il rischio di Alzheimer, aumento che è ancora più elevato nei soggetti geneticamente predisposti.

Riferimenti bibliografici

1: Richardson JR, Roy A, Shalat SL, von Stein RT, Hossain MM, Buckley B, Gearing M, Levey AI, German DC. Elevated serum pesticide levels and risk for Alzheimer disease. JAMA Neurol. 2014 Mar;71(3):284-90. doi: 10.1001/jamaneurol.2013.6030. PubMed PMID: 24473795; PubMed Central PMCID: PMC4132934.





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