Il rischio di cancro è aumentato fra i lavoratori addetti alla sintesi e alla polimerizzazione del tetrafluoroetilene

Posted by: | Posted on: novembre 12, 2014

 

 Il tetrafluoroetilene (TFR, formula chimica: C2 F4, numero di registro  CAS 116-14-3) è un gas incolore e  insolubile in acqua usato principalmente come monomero per la produzione del politetrafluoroetilene (PTFE), o altri polimeri fluorurati,  o come composto intermedio per la sintesi dell’esafluoropropilene. Il PTFE possiede numerose proprietà molto utili ed è usato principalmente nell’industria e nei prodotti di consumo, per esempio, nelle pellicole per alimenti, nei cuscinetti e  guarnizioni, nei rivestimenti antiaderenti per gli utensili da cucina, nelle membrane impermeabili e traspiranti per i vestiti, nei rivestimenti protettivi sui tappeti ed altro ancora.  L’inalazione cronica del tetrafluoroetilene ha causato un aumento dell’incidenza di tumori negli animali di laboratorio di entrambi i sessi. Nei topi  maschi è stata dimostrata un’aumentata incidenza di neoplasie renali ed epatiche dopo esposizione cronica al tetrafluoroetilene. Nelle femmine di topo è stata osservata un’aumentata incidenza di neoplasie renali, di sarcomi epatici, di epatocarcinomi e leucemie.

Il tetrafluoroetilene è cancerogeno

Sulla base di questi studi, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione, IARC,  ha concluso che vi sono prove sufficienti negli animali da esperimento per considerare il tetrafluoroetilene cancerogeno e, in assenza di dati epidemiologici, ha classificato questa sostanza nel gruppo 2 B, cioè fra le  sostanze con possibile azione cancerogena sull’uomo.

 Nell’uomo,  l’inalazione rappresenta la sola via di esposizione significativa. I dati derivanti dagli studi animali suggeriscono che il maggiore interesse per gli esseri umani deriva dal possibile aumento del rischio di cancro del fegato e dei reni, di leucemia, di nefrite e nefrosi.  Lo studio dell’incidenza di queste patologie è l’obiettivo principale di un gruppo di studio internazionale, il TFE Multicenter Mortality Study,  che ha valutato il tasso di mortalità causa-specifica fra il 1950 e il 2008 dei lavoratori potenzialmente esposti al TFE durante la sua sintesi e polimerizzazione a PTFE fra il 1950 e il 2002. Nello studio sono stati inclusi sei siti di prodizione in Europa e nel Nord America. Poiché la polimerizzazione prevede l’uso dell’ammonio perfluoroottanoico (APFO), composto potenzialmente cancerogeno, gli autori hanno anche corretto il tasso di mortalità per l’esposizione a questo potenziale fattore confondente.

 Dopo uno studio preliminare, accettarono di partecipare quattro industrie con sette siti di produzione negli Stati Uniti ed in Europa. Per sei di questi siti Gendorf (Germany), Dordrecht (the Netherlands), Spinetta Marengo (Italy), Thornton Cleveleys (United Kingdom), Bayonne (New Jersey, United States), and Parkersburg (West Virginia, United States), fu inclusa nello studio l’intera popolazione di lavoratori addetti alla produzione in Europa e negli Stati Uniti del tetrafluoroetilene, mentre per l’impianto di Fayetteville, North Carolina, che iniziò la produzione nel 1971 ed impiegò soltanto 31 operai, i dati non furono considerati.

 Risultati

Dopo valutazione dei criteri di arruolamento, rimasero 778 donne di cui 683 (87,8%) erano impiegate nel sito di Parkersburg, West Virginia, e 5879 maschi.

Il numero di lavoratori di sesso maschile che sono stati esposti continuativamente al tetrafluoroetilene, stando allo studio delle matrici di esposizione era di 4773 (81,2%) mentre 1081 non furono mai esposti a questa sostanza (18,4%). I lavoratori con la maggiore durata di esposizione provenivano dall’Italia e dall’Olanda; quelli con la più breve esposizione (un anno circa) provenivano dal New jersey.   Considerando l’intera popolazione arruolata, la durata media di esposizione era 22,3 anni (range 16,6-28,8) dalla prima data di esposizione.

Rispetto ai tassi di mortalità delle rispettive nazioni, i tassi di mortalità per ogni causa, per tutti i tipi di cancro, per molti tipi di cancro e per cause non neoplastiche fra i lavoratori esposti al tetrafluoroetilene erano inferiori rispetto a quelli attesi.  Tuttavia, fu osservato un aumento del tasso di mortalità standardizzato per il cancro del fegato, per quello dei reni e per le leucemie, cioè proprio per quelle neoplasie che a priori avevano suscitato l’interesse dei ricercatori. Nella popolazione dei lavoratori mai esposti al tetrafluoroetilene fu osservata una notevole riduzione del tasso di mortalità da ogni causa (133 morti osservate contro 238 attese) e per tutti i tipi di cancro, senza un aumento del rischio di morte per cancro del fegato, di leucemia o di cirrosi epatica.

 Per quanto riguarda la durata dell’ esposizione, soltanto per il cancro del fegato fu osservato un raddoppio del tasso di mortalità fra i lavoratori con l’esposizione cumulativa più lunga.

 Gli autori dello studio hanno quindi condotto un’analisi considerando l’esposizione all’APFO  durante il processo di  polimerizzazione del tetrafluoroetilene. Tutti i lavoratori furono esposti ad entrambe le molecole e i risultati dell’analisi per l’esposizione all’APFO erano simili a quelli osservati per il tetrafluoroetilene. La concordanza dei risultati per l’esposizione cumulativa al TFE e all’APFO  era elevata, rendendo difficile la stima dell’importanza relativa delle due distinte associazioni con il tasso di mortalità.

Commento

Gli autori di questo studio multicentrico hanno esaminato il rischio di cancro dell’intera popolazione di lavoratori europei ed americani esposti durante la sintesi e la polimerizzazione del tetrafluoroetilene. È stato osservato un aumento del tasso di mortalità standardizzato per alcuni tipi di cancro, soprattutto del fegato, dei reni e delle leucemie, analogamente a quanto osservato negli animali da esperimento. Tuttavia la stima del tasso di mortalità standardizzata era imprecisa a causa dei larghi intervalli di confidenza, mentre l’associazione con la durata dell’esposizione non era significativa.

 In conclusione, gli autori di questo studio multicentrico hanno stabilito che nei lavoratori addetti alla produzione del TFE esiste un aumento del rischio di cancro del fegato, dei reni e di leucemia,   analogamente a quanto già osservato negli animali da esperimento. Nessuno dei potenziali fattori confondenti considerati riuscì a fornire una spiegazione alternativa per le osservazioni. 

La plausibilità biologica della cancerogenicità del tetrafluoroetilene deriva dalla constatazione che, in almeno due specie animali, il tetrafluoroetilene ha indotto diversi tipi di cancro, giustificando la continuazione degli sforzi finora compiuti per ridurre al minimo l’esposizione, che già notevolmente diminuita negli ultimi anni.

I risultati di questo studio epidemiologico, per la loro stessa natura, non possono in alcun modo confermare o rifiutare definitivamente l’ipotesi che il tetrafluoroetilene rappresenta un rischio cancerogeno per gli esseri umani. Ammesso che esista un rischio neoplastico, il rischio è minimo, persino nei lavoratori con esposizione relativamente prolungata.

 

1: Consonni D, Straif K, Symons JM, Tomenson JA, van Amelsvoort LG, Sleeuwenhoek  A, Cherrie JW, Bonetti P, Colombo I, Farrar DG, Bertazzi PA. Cancer risk among tetrafluoroethylene synthesis and polymerization workers. Am J Epidemiol. 2013 Aug 1;178(3):350-8. doi: 10.1093/aje/kws588. Epub 2013 Jul 4. PubMed PMID: 23828249.





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