L’influenza dell’esposizione ambientale prenatale a bifenili policlorurati (PCB) e a eteri difenili policlorurati (PBDE) sul peso alla nascita in un gruppo di neonati svedesi

Posted by: | Posted on: novembre 17, 2014

Introduzione

Fra i diversi effetti negativi che sono stati dimostrati dai vari inquinanti ambientali persistenti o POP (Persistent Organig Pollutants) c’è anche la riduzione della crescita fetale e neonatale. Fra i principali POP ricordiamo i bifenili policlorurati (PCB), le diossine, gli eteri difenile policlorurati (PBDE) i dibenzofurani policlorurati (PCDF).

Fra i pochi studi che hanno analizzato le associazioni fra esposizione a PBDE e peso alla nascita, alcuni hanno osservato una correlazione inversa fra esposizione prenatale e peso alla nascita. Altri studi hanno dimostrato che il sovrappeso nelle epoche successive della vita è associato sia con un basso peso alla nascita che con la macrosomia fetale. Inoltre numerosi studi hanno suggerito che anche l’obesità adolescenziale o nell’età adulta può dipendere da un’esposizione precoce durante le prime settimane della gravidanza, addirittura prima del concepimento nel caso dei genitori, a diversi interferenti endocrini. Queste osservazioni sono fonte di preoccupazione anche per le autorità, in quanto variazioni anche piccole indotte dai POP sulla crescita fetale potrebbero influenzare la salute pubblica nella popolazione esposta anche a minime concentrazioni di inquinanti ambientali persistenti, quali sono quelle osservate inquinamento di fondo.

interferenti endocrini

Principali classi di interferenti endocrini e loro meccanismo d’azione

 Gli autori dello studio svedese POPUP (Persistent Organic Pollutants in Uppsala Primiparas), nel periodo 1996-2010 arruolarono 526 primipare, nelle quali furono raccolti campioni di sangue prima del parto e campioni di latte circa tre settimane dopo il parto. In questo studio i ricercatori hanno valutato l’associazione fra PCB, PBDE presenti nel latte e crescita fetale.

Le concentrazioni di PCB nel latte materno erano circa 30 volte superiori rispetto a quelle dei PBDE.

All’analisi multivariata fu osservata un’associazione significativamente positiva fra esposizione a PCB e peso alla nascita. L’incremento medio del peso alla nascita era di 137 g (IC 95%= 7-257) per ogni unità di aumento delle concentrazioni logaritmiche dei PCB. Questi valori corrispondono ad una differenza media di circa 100 g nel peso alla nascita fra il 25º (64 ng/grammo di lipidi) ed il 75º (132 ng/grammo di lipidi) percentile di esposizione ai PCB. L’indice di massa corporea materno prima della gravidanza, l’incremento di peso durante la gravidanza e le concentrazioni di PBDE erano i principali fattori di confondimento.

Analizzando i dati separatamente per i maschi e le femmine, il modello multivariato mostrava un’associazione significativamente positiva fra concentrazioni di PBDE e peso alla nascita negli infanti maschi ma non nelle femmine.

 

Commento

Gli autori di questo studio svedese hanno dimostrato una debole ma significativa associazione positiva fra esposizione prenatale di fondo ai PCB e peso fetale alla nascita. Un aumento anche il minimo del peso corporeo alla nascita è stato associato con un rischio di obesità negli anni successivi. Contrariamente ai risultati dello studio svedese POPUP l’esposizione accidentale ed involontaria a PCB e PCDD in precedenza era stata dimostrata associata con una riduzione del peso alla nascita.

La riduzione del peso indotto dai PBDE(4) diventava evidente e statisticamente significativa solo dopo correzione per il peso materno prima della nascita, per l’incremento ponderale materno durante la gravidanza, per le concentrazioni di PCB e per il consumo di pesce.

I possibili meccanismi con i quali i PBDE(4) riducono il peso corporeo sono sconosciuti, ma, come dimostrato negli animali, potrebbero includere le alterazioni dei livelli degli ormoni tiroidei.

L’incremento di peso indotto dai PCB potrebbe essere spiegato con l’attività estrogena della maggior parte dei congeneri, molti dei quali hanno attività estrogena.

In conclusione, i risultati di questo studio svedese indicano che l’esposizione prenatale all’inquinamento di fondo con PCB e PBDE(4) può causare variazioni del peso corporeo dei neonati sia nel senso dell’aumento che della diminuzione. Poiché variazioni in entrambe le direzioni del peso corporeo neonatale sono state associate con diverse patologie nell’età adulta (sovrappeso, ipertensione arteriosa, resistenza all’insulina), ed essendo queste variazioni causate anche dall’esposizione inevitabile e involontaria alle seppur minime concentrazioni di cos’è cos’è PCB e PBDE, è necessario che le autorità responsabili della salute pubblica si adoperino immediatamente per ridurre l’esposizione ai POP.

 





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