L’inquinamento atmosferico accelera la progressione dell’aterosclerosi?

Posted by: | Posted on: novembre 7, 2014

Introduzione

Che lo sviluppo clinico delle malattie cardiovascolari sia il risultato dell’interazione fra i geni e l’ambiente è una premessa biologica universalmente accettata: l’espressione dei geni che porta alla malattia è il risultato di influenze ambientali che operano sullo sfondo di una predisposizione genetica. Numerosi sforzi sono stati compiuti per esplorare la natura di questa predisposizione genetica. L’ impegno dei ricercatori per l’identificazione dei fattori ambientali responsabili delle malattie cardiovascolari si è focalizzato soprattutto sui fattori modificabili a livello personale come la dieta, il livello di attività fisica e i farmaci. Tuttavia, i risultati di studi sempre più numerosi confermano l’importanza di altri fattori ambientali sui quali i singoli soggetti hanno scarse possibilità di controllo, come l’inquinamento atmosferico, e nondimeno sono di notevole importanza per lo sviluppo e la comparsa di malattie cardiovascolari.

L’ipotesi che gli inquinanti dell’aria ambientale, soprattutto quelli emessi dalla combustione fossile, possano contribuire all’insorgenza delle malattie cardiovascolari è stata sempre più frequentemente studiata da numerosi gruppi in tutto il mondo, consentendo la pubblicazione di unenorme quantità di dati negli ultimi anni. Storicamente, l’attenzione dei ricercatori è stata attratta principalmente dal significativo incremento di eventi clinici osservati in concomitanza con i picchi delle concentrazioni degli inquinanti atmosferici.

L’inquinamento atmosferico accelera la degenerazione delle  apreti vascolari contribuendo all’insorgenza dell’arteriosclerosi

L’attenzione degli scienziati negli ultimi tempi si è rivolta anche verso gli effetti a lungo termine dell’inquinamento atmosferico sullo sviluppo di anomalie croniche vascolari, come l’arteriosclerosi, derivanti dall’esposizione per periodi superiori a un anno, principalmente nella zona di residenza della popolazione studiata. Diversi studi hanno riportato gli effetti sul rischio di coronaropatie e ictus cerebrali derivanti dall’esposizione a lungo termine al particolato fine contenuto nell’aria atmosferica (cioè le particelle con diametro inferiore a 2,5 micron o PM2,5).

I risultati di questi studi suggeriscono che vivere in zone geografiche con elevate concentrazioni di PM2,5 aumenta il rischio di malattie aterosclerotiche. Esiste quindi la possibilità che il particolato disperso nellaria inquinata acceleri la progressione dellaterosclerosi. Per rispondere a questa domanda, diversi gruppi di ricercatori hanno valutato la relazione esistente fra livelli di inquinanti atmosferici e parametri riconosciuti di aterosclerosi subclinica.

Per esempio, recentemente in uno studio tedesco è stata osservata un’associazione positiva fra inquinamento dell’aria atmosferica e spessore dell’intima – media della carotide. L’ampiezza dell’effetto osservato era tale che per ogni 4,2 µg/metro cubo di aumento delle concentrazioni di PM2,5 nella casa di residenza del soggetto nell’anno precedente all’esame , si osservava un ispessimento dell’intima – media carotidea equivalente a quello di un aumento dell’età di 3 – 4 anni nella stessa popolazione.

A differenza di altri studi che avevano notato un’associazione fra malattie cardiovascolari e residenza in prossimità di strade ad elevato traffico veicolare (per esempio distanza inferiore ai 100 m), in questo studio tedesco non è stata osservata un’associazione significativa con la vicinanza del domicilio alle strade principali. Questa osservazione è interessante, dal momento che è noto che le concentrazioni di alcuni inquinanti emessi con i gas di scarico dei veicoli a motore diminuiscono esponenzialmente con l’aumentare della distanza dalle strade.

Altri gruppi che hanno valutato l’estensione dell’aterosclerosi non hanno osservato unassociazione positiva con il particolato dell’aria atmosferica.

Tuttavia numerosi altri dati confermano l’importanza dell’inquinamento atmosferico sullo sviluppo di cardiopatie. Alcuni studi sperimentali negli animali dimostrano che l’esposizione al particolato può iniziare o accelerare l’arteriosclerosi. La conferma viene anche dagli studi che hanno valutato gli effetti a lungo termine della riduzione dei livelli degli inquinanti atmosferici, riduzione ottenuta in numerose città dell America settentrionale e in altre regioni industrializzate del mondo; questi studi hanno dimostrato come un miglioramento dell’aspettativa di vita possa essere ottenuto con la riduzione delle concentrazioni degli inquinanti stessi nell’aria inspirata (9).

Sulla base delle prove oggi disponibili è difficile raccomandare interventi a livello del singolo individuo per ridurre l’esposizione al particolato atmosferico. Tuttavia i responsabili della sanità pubblica dovrebbero intraprendere iniziative efficaci per ridurre l’impatto dell’ambiente sulla salute, giacché il miglioramento della qualità dell’aria può apportare benefici a tutta la popolazione.

Se è vero che le malattie cardiovascolari sono il risultato dell’interazione fra i geni e lambiente, medici e pazienti possono fare poco o nulla per controllare la trascrizione genica. È anche vero, però, che l’ambiente può essere modificato sia nel senso del peggioramento che del miglioramento dallintervento delluomo. I risultati dei numerosi studi oggi disponibili suggeriscono che l’esposizione al particolato atmosferico stimola l’accelerazione dell’arteriosclerosi (10). La riduzione dell’esposizione a questo potenziale fattore di rischio rappresenta una sfida per migliorare la salute pubblica.

Riferimenti bibliografici

Kaufman JD. Does air pollution accelerate progression of atherosclerosis? J Am Coll Cardiol. 2010 Nov 23;56(22):1809-11. PubMed PMID: 21087708.





Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares
Leggi articolo precedente:
La prevalenza di diabete tipo 2 è aumentata in popolazioni esposte a inquinamento con basse concentrazioni di arsenico negli USA

L'arsenico inorganico a concentrazioni relativamente alte aumenta i livelli di glucosio e di insulina in modelli animali, diminuisce l' assorbimento...

Chiudi