dicembre, 2014

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Posted by: | Posted on: dicembre 31, 2014

L’esposizione a breve termine al particolato atmosferico e epigenetica

L’esposizione al particolato atmosferico aumenta lo stress ossidativo negli individui esposti causando riduzione della funzione polmonare, eccesso di ricoveri ospedalieri e di mortalità per diverse malattie cardiopolmonari. Negli individui costretti ad elevata esposizione al particolato atmosferico, l’analisi del profilo di espressione dei geni leucocitari ha dimostrato la comparsa di risposte correlate con un aumento dello stress ossidativo sistemico e dell’infiammazione, aumento che è in grado di peggiorare funzione delle vie aeree e il decorso delle malattie respiratorie. I meccanismi patogenetici alla base di tali effetti deleteri rimangono ancora poco noti.NUmerosi studi negli ultimi anni hanno analizzato i legami fra particolato atmosferico e epigenetica.

Negli ultimi anni la ricerca si è indirizzata verso l’identificazione dei diversi componenti del particolato atmosferico con lo scopo di valutarne la tossicità relativa in vivo. Per esempio, il carbon nero, un componente del particolato atmosferico frequentemente utilizzato come marcatore del materiale particolato emesso dai gas di scarico dei veicoli a motore, è stato associato con un aumento della pressione arteriosa sistemica negli anziani rispetto ad altri inquinanti. Tuttavia, i solfati, contenuti soprattutto nel particolato emesso da sorgenti industriali, ha effetti simili a quelle del carbon nero sulla dilatazione dell’arteria brachiale. Allo stesso modo, gli inquinanti emessi dal traffico sono spesso stati associati con l’asma. In alcuni studi il PM 2,5 ha mostrato un’ associazione addirittura più forte del carbon nero, suggerendo che il particolato emesso da fonti diverse dal traffico possa avere effetti ancora più deleteri. Un’osservazione interessante è che i solfati sono stati associati con i fenotipi asmatici. Tuttavia, ancora oggi non è stato proposto un modello in grado di spiegare gli effetti sull’uomo di questi due inquinanti, carbon nero e solfati, da soli o in combinazione. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 30, 2014

Funzione renale e residenza in prossimità di una strada principale

L’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio riconosciuto per le malattie cardiovascolari. Numerose sono le prove che dimostrano come vivere vicino ad una strada principale contribuisca ad aumentare l’incidenza di malattie vascolari,  dell’infarto acuto del miocardio, delle arteriopatie obliteranti degli arti inferiori, della trombosi venosa profonda, dell’aterosclerosi coronarica e carotide;dell’ictus cerebrale;  inoltre rappresenta un fattore prognostico negativo nei soggetti che sopravvivono ad un infarto acuto del miocardio e aumenta la mortalità cardiovascolare,.

I reni sono organi molto vascolarizzati e predisposti sia ad aterosclerosi dei grossi vasi che a disfunzione dell’apparato vascolare di piccolo calibro. Pertanto, la residenza nelle vicinanze di una strada principale potrebbe aumentare il rischio di ridotta funzione renale a causa delle lesioni vascolari. La riduzione della funzione renale, valutata mediante la velocità di filtrazione glomerulare calcolata, è associata con un aumentato rischio di eventi cardiovascolari acuti e di morte, e potrebbe spiegare, almeno in parte, l’associazione osservata fra inquinamento atmosferico e rischio cardiovascolare. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 29, 2014

Lo sviluppo cognitivo e psicomotorio è ridotto nei bambini europei esposti durante la gravidanza materna a tassi elevati di inquinamento atmosferico

L’inquinamento atmosferico può avere effetti deleteri sul sistema nervoso centrale, fra i quali ricordiamo l’induzione di infiammazione cronica cerebrale, l’alterazione della barriera ematoencefalica, l’attivazione della microglia e alterazioni della materia bianca cerebrale. Gli inquinanti atmosferici, specialmente il materiale particolato e i suoi componenti solubili, sono in grado di arrivare fino agli alveoli polmonari e penetrare nella circolazione sistemica raggiungendo tutti gli organi, cervello compreso. Come effetto generale sul cervello o a causa dei danni più specifici in particolare aree cerebrali come la corteccia frontale, l’ippocampo, il corpo striato e la sostanza nera (alterazione osservate sperimentalmente tutte dopo esposizione dell’inquinamento atmosferico), si potrebbe avere una compromissione del funzionamento cognitivo e psicomotorio, due delle principali funzioni cerebrali. Gli effetti potenzialmente neurotossici del particolato atmosferico sul cervello assumono una particolare importanza nel feto e nei neonati, alla luce soprattutto della relativa immaturità dei meccanismi di detossificazione nelle prime fasi della vita, durante i quali il cervello in via di sviluppo è molto più vulnerabile alle sostanze tossiche ambientali. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 28, 2014

Associazione fra concentrazione nel siero di acido perfluoroottanoico (PFOA) e malattie della tiroide nella popolazione americana

I composti perfluoroalchilici hanno proprietà tensioattive e sono utilizzate in numerosi processi produttivi. Recenti studi indicano la persistenza a lungo termine dell’ambiente di queste molecole nella popolazione umana e negli animali selvatici in tutto il globo. Fra i composti perfluoroalchilici le maggiori preoccupazioni derivano dai composti costituiti da otto atomi di carbonio l’acido perfluoroottanoico (PFOA)  e l’acido perfluoroottano sulfonato (PFOS). 

La maggioranza degli inquinanti organici persistenti (POP) è costituita da molecole dotate di lipofilìa che si accumulano nel tessuto adiposo, ma PFOS   e PFOA sono molecole sia lipofile che idrofobiche le quali si legano alle proteine nel siero invece di accumularsi nei lipidi. La clearance renale è trascurabile negli esseri umani, spiegando l’emivita riportata di 3,8 e 5,4 anni per PFOA e PFOS, rispettivamente.

Queste molecole si comportano come interferenti endocrini e numerosi studi condotti negli animali hanno dimostrato che possono alterare l’omeostasi della ghiandola tiroidea. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 27, 2014

Diabete mellito e inquinamento atmosferico: revisione e metanalisi degli studi della letteratura

Il diabete mellito di tipo secondo è una delle malattie più frequenti al mondo e la sua prevalenza è in continuo aumento: è stato stimato che nel 2011 c’erano in tutto il mondo 366 milioni di diabetici almeno e che il loro numero aumenterà a 566 milioni entro il 2030. L’aumentata incidenza del diabete di tipo 2, almeno in parte, può essere il risultato dell’aumento dell’obesità, ma altri potenziali fattori di rischio sono stati proposti per spiegare questo enorme aumento, fra cui l’inquinamento dell’aria atmosferica. Nelle ultime decadi, numerosi studi epidemiologici ben condotti hanno dimostrato che l’inquinamento atmosferico rappresenta ovvia causa di aumento del rischio di malattie cardiovascolari, cancro polmonare e di mortalità da ogni causa naturale. Il diabete mellito e l’inquinamento atmosferico potrebbe essere pertanto collegati. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 26, 2014

Fattori importanti per la concentrazione dei composti perfluoroalchilici nel siero materno negli anni successivi alla riduzione della loro produzione e utilizzo

I composti perfluoroalchilici (PFAS), furono prodotti sin dal 1950 con intensità crescente dal 1966 alla fine degli anni, finché la loro produzione e uso furono sottoposti a rigide limitazioni in Europa nel 2008 e negli Stati Uniti fin dal 2001. I dubbi e la preoccupazione circa la loro persistenza ambientale, la capacità di bioaccumulo e le prove sempre più numerose e solide circa i loro effetti tossicologici negli uomini e negli animali portarono alla classificazione dell’acido perfluorooctansulfonico (PFOS) come inquinante organico persistente e al suo inserimwento nella lista della convenzione di Stoccolma nel 2009. Inoltre negli Stati Uniti, nel 2006 otto fra le principali multinazionali produttrici di acido perfluorottanoico (PFOA) furono invitate a ridurre ”spontaneamente” del 95% la produzione e l’emissione dell’ambiente entro il 2010. A partire dal 2015 negli Stati Uniti il PFOS sarà bandito, e la stessa decisione fu presa dal governo norvegese che, inizialmente aveva stabilito il blocco dell’utilizzo di questo composto a partire dal 1 giugno 2014, provvedimento poi fatto slittare al 2018 per l’opposizione delle lobby industriali. In seguito a tutte queste misure legislative la produzione e l’emissione di molti composti perfluoralchilici cominciò a declinare, ad eccezione di quelli a catena più lunga. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 25, 2014

Salassi per eliminare i composti perfluoroalchilici in una famiglia con concentrazione ematiche molto alte

Le concentrazioni dei composti perfluoroalchilici nel sangue della popolazione generale sono solitamente molto basse, in genere pochi nanogrammi/millilitro. Tuttavia alcuni individui, soprattutto se appartenenti a particolari popolazioni esposte per motivi occupazionali, o per contaminazione dell’ambiente da parte d’industrie, possono presentare concentrazioni molto più elevate.

L’eliminazione dei composti perfluoroalchilici per l’organismo umano dipende da numerosi fattori: età, sesso, persistenza dell’esposizione al momento dell’analisi (per esempio nei lavoratori addetti alla produzione di queste molecole), gravidanza, allattamento e menopausa nelle donne.

Negli animali e nell’uomo l’esposizione ai PFAS è stata associata con immunotossicità, infertilità, alterazioni della spermatogenesi, ipercolesterolemia negli adulti e nei bambini, ‘ipertensione arteriosa, neurotossicità, epatotossicità, distruzione endocrina, cancerogenicità. I PFAS sono anche trasmessi verticalmente durante la gravidanza dalla madre al feto e persistono nei neonati. Per quanto riguarda i meccanismi patogenetici diverse ipotesi sono state avanzate: danno mitocondriale, alterazioni epigenetiche, induzione dell’apoptosi, alterazioni della sintesi ormonale, tossicità a carico delle membrane cellulari, cancerogenesi, anomalie dello sviluppo neurocomportamentale. Alcuni PFAS, come il PFOS e il PFOA sono in grado di provocare effetti dannosi anche a dosi infinitesimali. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 24, 2014

Inquinamento atmosferico e mortalità da cause naturali: i risultati dello studio europeo ESCAPE

In questo articolo sono riportati i risultati del progetto europeo ESCAPE relativi all’associazione fra inquinamento atmosferico e mortalità. Altri studi  da ogni causa naturale. Altri articoli sono stati pubblicati con i risultati dell’analisi relativa alle cause specifiche di morte.

La popolazione arruolata in questo studio consisteva di 367.251 persone a rischio, seguite per un follow-up di 13,9 anni (range 6,5-18,6 anni). Di queste 29.076 morirono di causa naturale durante il periodo dello studio. Le popolazioni furono arruolate principalmente negli anni 1990 in 22 città europee ed erano molto diverse per quanto riguarda l’età media al momento dell’ingresso nello studio, la presenza di altri fattori confondenti, la percentuale di soggetti che si erano trasferiti durante il follow-up. Anche le concentrazioni dell’inquinamento atmosferico erano molto variabili nelle città studiate, ed aumentavano in genere passando dal Nord al Sud d’Europa. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 23, 2014

La concentrazione nel cordone ombelicale dimostra la correlazione fra composti perfluoroalchilici e anomalie neonatali –

Nonostante i numerosi sforzi compiuti per eliminare gli inquinanti ambientali, i composti perfluoroalchilici (PFAS) sono ancora largamente diffusi e rilevabili nelle acque superficiali, nel suolo, nei ghiacci polari, negli animali selvatici e negli esseri umani. La cancerogenicità e gli effetti tossici sul sistema immunitario e sulle ghiandole endocrine di questi composti chimici sono ben noti, sia negli animali che negli esseri umani.   Notevoli preoccupazioni suscitano gli effetti sulla sfera riproduttiva e sulla salute neonatale. Infatti, alcuni parametri importanti al momento del parto ( feto piccolo per l’età gestazionale, basso peso alla nascita, circonferenza cranica ecc.) non soltanto influenzano la sopravvivenza neonatale ed infantile ma possono condizionare anche lo sviluppo nell’età adulta di malattie come il diabete, l’ipertensione e le cardiopatie ischemiche, tumori vari. Pertanto, è di fondamentale importanza indagare la correlazione tra composti perfluoroalchilici ed eventi avversi alla nascita negli esseri umani e sulla fertilità. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 22, 2014

Inquinamento atmosferico e ictus cerebrale: i risultati dello studio europeo ESCAPE

Gli standard che definiscono la qualità dell’aria in Europa sono in corso di revisione da parte del Parlamento europeo, il quale ha raccomandato di dedicare maggior attenzione agli effetti cronici dell’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico, soprattutto per quanto riguarda gli effetti sull’apparato cardiovascolare e respiratorio del particolato fine, cioè del PM 2,5 che definisce le particelle con un diametro di aerodinamico inferiore a 2,5 micron. Numerosi studi epidemiologici hanno suggerito l’esistenza di una  possibile correlazione fra inquinamento atmosferico e ictus cerebrale

Al contrario degli Stati Uniti e del Canada, dove sono stati condotti numerose prove sulla mortalità per cause respiratorie e cardiache associata all’inquinamento atmosferico, soltanto un numero limitato di studi sono stati condotti in Europa, la maggior parte dei quali su una singola popolazione di una sola nazione. Read More …