martedì, dicembre 16th, 2014

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Posted by: | Posted on: dicembre 16, 2014

I composti perfluoroalchilici PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS aumentano i livelli di colesterolo ed il peso corporeo in una popolazione adulta americana.

La somiglianza strutturale dei composti perfluoroalchilici con gli acidi grassi e la scoperta che essi si legano ai peroxisome proliferator-activated receptor (PPAR), una famiglia di recettori nucleari che svolgono un ruolo essenziale nel controllo del metabolismo lipidico e nell’adipogenesi, suggerisce che queste molecole alterino i meccanismi di regolazione dei lipidi e del peso corporeo. Infatti, la riduzione dei livelli di colesterolemia è stato uno dei primi effetti collaterali segnalati negli studi animali trattati con alte dosi di composti perfluoroalchilici. Tuttavia, diversi studi condotti nell’uomo indicano che l’esposizione ai due principali composti perfluoroalchilici, l’acido perfluoroottanoico (PFOA) e l’acido perfluoroottaanosulfonato (PFOS), aumenta i livelli di colesterolo nel siero. Le prove a favore di un’associazione fra composti perfluoroalchilici con il peso corporeo e la resistenza all’insulina sono molto più deboli.

L’aumentata prevalenza della sindrome metabolica, che comprende obesità, dislipidemia e resistenza all’insulina sta diventando un problema di salute pubblica in tutto il mondo, anche nei bambini, essendo strettamente correlata con le coronaropatie e le malattie degenerative croniche. Sebbene le modificazioni della dieta, ll’aumento delle calorie ingerite e la riduzione dell’attività fisica siano fattori indubbiamente importanti nel determinare la progressione costante di questa tendenza, nella comunità scientifica sta aumentando sempre di più l’interesse verso l’ipotesi che gli interferenti endocrini svolgono anch’essi un ruolo considerevole.

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