Inquinamento atmosferico e ictus cerebrale: i risultati dello studio europeo ESCAPE

Posted by: | Posted on: dicembre 22, 2014

Gli standard che definiscono la qualità dell’aria in Europa sono in corso di revisione da parte del Parlamento europeo, il quale ha raccomandato di dedicare maggior attenzione agli effetti cronici dell’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico, soprattutto per quanto riguarda gli effetti sull’apparato cardiovascolare e respiratorio del particolato fine, cioè del PM 2,5 che definisce le particelle con un diametro di aerodinamico inferiore a 2,5 micron. Numerosi studi epidemiologici hanno suggerito l’esistenza di una  possibile correlazione fra inquinamento atmosferico e ictus cerebrale

Al contrario degli Stati Uniti e del Canada, dove sono stati condotti numerose prove sulla mortalità per cause respiratorie e cardiache associata all’inquinamento atmosferico, soltanto un numero limitato di studi sono stati condotti in Europa, la maggior parte dei quali su una singola popolazione di una sola nazione.

I meccanismi biologici che rendono plausibile l’associazione a lungo termine fra inquinamento atmosferico e danni cronici al sistema cardiovascolare comprendono: disfunzione endoteliale e vasocostrizione, aumento della pressione arteriosa, variazioni pro trombotiche e pro coagulanti, stress ossidativo, infiammazione sistemica, aritimie, alterazioni del sistema nervoso autonomo e progressione dell’aterosclerosi. In base ai risultati degli studi disponibili nel 2010, l’associazione dei cardiologi americani pubblicò uno ponderoso rapporto le cui conclusioni erano che esistono prove convincenti che il particolato atmosferico svolge un ruolo causale nella morbilità e mortalità per cause cardiache.

Per quanto riguarda le malattie cerebrovascolari diversi studi hanno suggerito che l’esposizione a breve termine al particolato atmosferico potrebbe essere associato con l’ictus ischemico. Tuttavia, le prove di un legame che l’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico sia causa di eventi cerebrovascolari sono meno numerose rispetto a quanto è noto per le malattie cardiovascolari e respiratorie.

Nello studio ESCAPE è stata evidenziata una correlazione fra inquinamento atmosferico e ictus cerebrale

Il progetto European Study of Cohorts for Air Pollution Effects (ESCAPE) è stato disegnato per valutare gli effetti dell’esposizione a lungo termine della popolazione all’inquinamento atmosferico e di stabilire la correlazione dose-risposta e il livello soglia per tutta una serie di effetti avversi sulla salute umana.

ictus cerebrale ischemico e emorragico

 In questo rapporto sono descritti i risultati relativi a circa 105.000 partecipanti a diversi studi europei, nel quale furono osservati 3086 nuovi casi di ictus cerebrale durante il follow-up. La maggioranza di questi casi l’ictus fu classificata come ischemico.

I livelli medi di esposizione al particolato atmosferico e i valori minimi e massimi erano più elevati in Italia rispetto alle altre aree comprese nello studio.

Per il PM 2,5 fu osservato un aumento del rischio di ictus del 19% per un aumento di 5 µg/metro cubo delle sue concentrazioni, hazard ratio (HR) = 1,19; IC 95% = 0,88-1,62).

L’associazione fra il PM 2,5 e ictus cerebrale era elevata e al limite della significatività statistica anche per concentrazione di PM 2,5 inferiori a 20 µg/metro cubo , con un HR = 1,29; IC 95% = 1-1,68). (ricordiamo che i limiti attuali sulla qualità dell’aria richiedono concentrazioni medie annuali massime di PM 2,5 in Europa di 25 µg/metro cubo).

Nelle sette popolazioni europee esposte a concentrazioni inferiori ai limiti consentiti, fu osservato un aumento del 33% del rischio di ictus per ogni 5 µg/metro cubo di aumento del PM 2,5 (HR = 1,33; vicino all’1,01-1,77).

 

Commento

In questo che può essere considerato il primo studio europeo multicentrico sull’esposizione all’ambiente atmosferico e l’incidenza di ictus, gli autori hanno trovato prove “suggestive” di un’associazione fra esposizione a PM 2,5 e ictus cerebrale, sebbene in alcune stime, non fu raggiunta la significatività statistica. I risultati erano più forti e robusti nei soggetti di età superiore a sessant’anni, nei soggetti che non avevano mai fumato e in quelli esposti a concentrazioni di PM 2,5 inferiore a 20 µg/metro cubo. Il fatto che l’associazione sia stata osservata anche per concentrazione di PM 2,5 inferiori ai limiti attualmente consentiti in Europa, dimostra che il particolato fine causa dannosi alla salute umana anche a basse concentrazioni.

Riferimenti bibliografici

1: Stafoggia M, Cesaroni G, Peters A, Andersen ZJ, Badaloni C, Beelen R, Caracciolo B, Cyrys J, de Faire U, de Hoogh K, Eriksen KT, Fratiglioni L, Galassi C, Gigante B, Havulinna AS, Hennig F, Hilding A, Hoek G, Hoffmann B, Houthuijs D, Korek M, Lanki T, Leander K, Magnusson PK, Meisinger C, Migliore E, Overvad K, Ostenson CG, Pedersen NL, Pekkanen J, Penell J, Pershagen G, Pundt N, Pyko A, Raaschou-Nielsen O, Ranzi A, Ricceri F, Sacerdote C, Swart WJ, Turunen AW, Vineis P, Weimar C, Weinmayr G, Wolf K, Brunekreef B, Forastiere F. Long-term exposure to ambient air pollution and incidence of cerebrovascular events: results from 11 European cohorts within the ESCAPE project. Environ Health Perspect. 2014 Sep;122(9):919-25. doi: 10.1289/ehp.1307301. Epub 2014 May 15. PubMed PMID: 24835336; PubMed Central PMCID: PMC4153743.

 

 





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