Aumento della mortalità per cancro e trattamento dei rifiuti in Spagna

Posted by: | Posted on: gennaio 8, 2015

Gli inceneritori e gli impianti di recupero o smaltimento di rifiuti pericolosi generano inevitabilmente emissioni tossiche che sono rilasciate nell’ambiente, per esempio diossine e altre sostanze riconosciute ufficialmente come cancerogene che possono essere diffuse nelle città poste nelle vicinanze di tali impianti. Numerosi studi hanno associato l’emissione degli impianti di trattamento dei rifiuti pericolosi con effetti deleteri sulla salute umana, per esempio sulla fertilità, le malformazioni congenite e l’incidenza delle neoplasie.  L’ associazione fra aumento della mortalità per cancro e trattamento dei rifiuti merita di essere pertanto studiata in tutto il mondo. Infatti, il trattamento e il recupero dei rifiuti tossici o pericolosi, per esempio il riciclaggio di veicoli rottamati, di residui metallici, la re-raffinazione di oli esausti, il trattamento chimico-fisico dei rifiuti rilasciano cancerogeni come diossine, arsenico, benzene, cadmio e cromo che potrebbero causare danni alla salute degli abitanti delle città vicine agli impianti.

In Europa è operativo un registro delle aziende che permette di studiare l’associazione fra mortalità per cancro e trattamento dei rifiuti

In Europa la legislazione vigente fornisce gli strumenti per studiare le conseguenze dell’inquinamento industriale e l’associazione fra mortalità per cancro e trattamento dei rifiuti

 Nel corso degli anni sono state emesse diverse direttive, codificate infine nella direttiva 2008/1/CE che è stata recepita da numerosi paesi. Le norme europee prevedono che le industrie potenzialmente più inquinanti devono essere inserite in un registro, the European Pollutant Release and Transfer Register (E-PRTR), stabilito nel 2007 e che devono presentare una valutazione d’impatto ambientale i base alla quale le autorità rilasciare parere positivo all’esercizio dell’atività potenzialmente pericolosa per l’ambiente e la salute umana.

In questo studio spagnolo è stata valutata la mortalità per 33 tipi di tumori nella popolazione residente in prossimità di impianti di smaltimento dei rifiuti o di inceneritori, correlando la mortalità per cancro e trattamento dei rifiuti con i tipi di attività industriali e con i singoli impianti.

impianti rifiuti

Localizzazione dei principali impianti di trattamento dei rivinti in Veneto registrati ufficialmente

I 129 impianti considerati rilasciarono nel 2007 525.428 t di sostanze tossiche nell’aria e 4984 t in acqua, compresi cancerogeni noti come arsenico (32 kg in aria e 33 kg in acqua), cromo (81 kg in aria e 80 kg in acqua), idrocarburi policiclici aromatici (48 kg in aria e 126 kg in acqua).

Nelle città situate a meno di 5 km di distanza fu osservato un eccesso di mortalità per tutti tumori in entrambi i sessi, con un rischio relativo superiore nei maschi (= 1,08) che nelle donne (= 1,03). Questi risultati erano simili nei due modelli utilizzati per la stima della mortalità, anche se, per alcuni specifici tumori, la mortalità risultò superiore applicando un primo modello (tumori della cavità orale e della faringe, esofago e linfomi) mentre il cancro dei reni presentava un’incidenza aumentata con l’applicazione di un secondo modello.

L’incidenza di tutti cancri combinata sia nei maschi che nelle femmine, oppure i tumori maligni dello stomaco (maschi e femmine) dei polmoni, della vescica, della cavità orale, del colon-retto e del fegato nei maschi, mostrarono una correlazione spaziale statisticamente significativa. Applicando un modello particolare per l’analisi dei dati, un aumento statisticamente significativo del rischio relativo fu osservato per tumori dello stomaco, del fegato, della pleura e dei reni nei maschi e nelle femmine; per quelli del colon-retto, dei polmoni, della vescica, della colecisti e per le leucemie nei maschi; per le neoplasie del cervello e dell’ovaio nelle femmine. Particolarmente elevato risultò il rischio relativo dei tumori della pleura, che era 1,84 nei maschi 1,52 nelle femmine. La mortalità per leucemia e tumori del cervello nei soggetti di età inferiore a 15 o 25 anni nelle città localizzate a meno di 5 km di distanza dall’inceneritore o dagli impianti di trattamento di rifiuti pericolosi non era significativamente aumentata.

Passando alle specifiche attività industriali, per tutti i cancri combinati, un eccesso di rischio statisticamente significativo fu osservato nei residenti attorno agli impianti che emettevano più di una sostanza inquinante (maschi e femmine), attorno agli inceneritori o ai siti per il riciclaggio di rottami metallici (popolazione totale) o agli impianti per la rigenerazione di vasche o bagni esausti (maschi).

Per quanto riguarda i singoli tipi di tumore, un eccesso statisticamente significativo del rischio di cancro dello stomaco (rischio relativo = 1,53) e colorettale (rischio relativo = 1,29) nei maschi fu osservato in prossimità d degli impianti di riciclaggio degli imballaggi; un eccesso di cancri del cervello (RR = 1,55) e dell’ovaio (= 1,29) in prossimità degli impianti di rigenerazione di vasche o bagni esausti; di cancro della vescica (= 1,43), del polmone (= 1,19) e della pleura (= 1,98) nei maschi abitanti in vicinanza di inceneritori; di cancri cutanei nei maschi in vicinanza degli impianti di trattamento di solventi (= 3,3); di linfomi (RR= 5,64) e di cancri del rene (= 2,43) nei maschi in vicinanza di discariche o impianti di trattamento chimico-fisico dei rifiuti; un aumento del cancro della vescica e della tiroide nei maschi e delle leucemie nelle femmine in prossimità di impianti per il recupero di rifiuti metallici; di cancro del cervello nelle donne residenti in prossimità di altri impianti per il trattamento di rifiuti (= 3,29); di cancro della pleura nei maschi, di neoplasie della vulva e della vagina nelle femmine nonché dei sarcomi nella popolazione totale in vicinanza di impianti per il trattamento di combustibili e lubrificanti esausti.

In alcune città spagnole è stato dimostrato il rapporto fra mortalità per cancro e trattamento dei rifiuti

Attorno a molti tipi di impianti fu osservato un aumento del rischio di mortalità contemporaneamente per più tumori: per esempio un eccesso statisticamente significativo di mortalità per cinque o sei tipi di tumori diversi fu osservato attorno agli impianti di trattamento o recupero di rifiuti metallici o di rottamazione dei veicoli a motore; agli impianti di trattamento dei rifiuti industriali, in vicinanza dei siti di recupero degli oli esausti e degli impianti di trattamento di rifiuti non altrimenti specificati.

Commento

Questo studio è probabilmente uno dei primi ad aver utilizzato i dati di un registro europeo per analizzare gli effetti del trattamento dei rifiuti industriali o pericolosi sulla mortalità neoplastica nelle città circostanti. In linea generale, i risultati di questo studio spagnolo suggeriscono che esiste un aumento moderato del rischio di morire per tutti i cancri combinati, rischio che è maggiore nei maschi rispetto alle femmine nelle vicinanze degli inceneritori e dei siti di trattamento di rifiuti pericolosi globalmente considerati. Stratificando il rischio per il tipo di attività industriale, un eccesso statisticamente significativo del rischio relativo fu osservato nelle città situate attorno agli inceneritori in entrambi i sessi; nelle città localizzate in vicinanza degli impianti di trattamento o recupero dei residui metallici e di rottamazione dei veicoli o di rigenerazione delle vasche esauste (maschi) e , infine, nele città vicine ad impianti che emettevano diverse categorie di inquinanti (maschi e femmine).

Analizzando il rischio per le singole neoplasie, un eccesso statisticamente significativo del rischio fu osservato per i tumori maligni dello stomaco, del fegato, della pleura e dei reni (maschi e femmine); del colon-retto, dei polmoni, della vescica, della colecisti e delle leucemie (maschi); del cervello e dell’ovaio nelle femmine. Stratificando il rischio per categoria di attività industriale, furono osservate le seguenti associazioni fra alcuni altri tumori maligni e residenza in prossimità di alcuni tipi di impianti: siti per il riciclaggio di residui metallici o di veicoli rottamati per i tumori dello stomaco o della tiroide (maschi); impianti per il trattamento degli oli e lubrificanti esausti per i tumori del tessuto connettivo nella popolazione totale oltre che per i tumori della cute (maschi) e della vulva e vagina nelle femmine; impianti adibiti al recupero dei solventi usati per i tumori della cute (maschi) e siti di trattamento dei rifiuti industriali per i tumori della vulva e vagina nelle donne.

Il fatto che i risultati più significativi dal punto di vista statistico (con un rischio relativo superiore o uguale 1,1) fossero a carico dei tumori del tratto digestivo e respiratorio nella popolazione totale, induce a sospettare che siano due le principali possibili vie di esposizione all’inquinamento rilasciato da questi impiani: diretta esposizione agli inquinanti rilasciati in aria; esposizione indiretta a inquinanti e a liquidi scaricati nell’acqua che possono penetrare poi nel suolo e nelle falde acquifere oppure, infine, a inquinanti che una volta rilasciati nell’aria possono depositarsi sulle piante. In questi casi le tossine possono penetrare nella catena alimentare danneggiando le popolazioni. L’ipotesi che alcuni eccessi di mortalità neoplastica possono essere causati dall’esposizione della popolazione all’inquinamento industriale è rinforzata da studi recenti che hanno riportato associazioni fra residenza in vicinanza di certi tipi d’impianti industriali e alcuni tumori maligni. Per quanto riguarda gli inceneritori, associazioni sono state osservate con i linfomi, i sarcomi e le neoplasie infantili.

Gli studi ecologici come questo qui riportato, possono proporre nuove ipotesi e linee di ricerca rispetto all’esposizione della popolazione agli inquinanti industriali.

Uno dei risultati più sorprendenti di questo studio spagnolo è l’eccesso di rischio osservatoo che è risultato statisticamente significativo per tutti i cancri combinati, per i tumori maligni dello stomaco, della vescica e della tiroide nei maschi; per il cancro dei reni nei maschi e nelle femmine e per le leucemie nelle donne in prossimità degli impianti di riciclaggio di residui metallici e di recupero di veicoli rottamati, nelle cui prossimità è stato osservato anche un eccesso al limite della significatività statistica di mortalità per cancro colorettale e dei polmoni nei maschi, della pleura nelle femmine e di linfomi nella popolazione totale. In Europa, la rottamazione dei veicoli è stata definita come un rifiuto tossico e pericoloso fin dal 2002, a causa della complessa composizione del materiale trattato e delle sostanze tossiche in esso contenute: oli usati, liquidi dei freni, filtri dell’olio, materiale assorbente, batterie e combustibili. Il trattamento di questi materiali genera ed emette sostanze cancerogene, come diossine, furani, policloruri bifenili simili alla diossina, piombo,, idrocarburi policiclici aromatici, cadmio o nichel ed altre sostanze tossiche e pericolose come polveri e frammenti ferrosi. Alcuni studi in precedenza avevano suggerito un aumento di malattie respiratorie e gastro-intestinali associato con l’ispirazione di polveri negli addetti a questo tipo di impianti; altri studi avevano evidenziato un eccesso di rischio per leucemia e cancro della tiroide per esposizione a radiazioni ionizzanti e materiale radioattivo negli operai addetti al riciclaggio e al trattamento di rifiuti o residui metallici.

Questo studio, probabilmente, è anche il primo ad aver esaminato il rischio neoplastico nei residenti attorno agli impianti di trattamento degli oli esausti o di derivati del petrolio o di attrezzature contaminate da bifenili policloruro,. Questi impianti sono noti per immettere nell’ambiente sostanze cancerogene come diossine, arsenico, benzene, cromo, nichel, piombo, idrocarburi policiclici aromatici, naftalene o tetracloroetilene. In Spagna, attorno a questo tipo di impianti, è stato osservato un eccesso di rischio per sarcomi nella popolazione totale, per tumore della pleura, della cute e dello stomaco nei maschi e della vulva/vagina nelle femmine. Le sostanze più sospette sono i policlorurobifenili derivati dalla miscelazione di oli e lubrificanti contenuti nei motori e nei trasformatori riciclati.

Nelle operazioni di disincrostazione di metalli (immersione di metalli o barre di acciaio in bagni acidi per eliminare gli strati di ossidi formati sulla loro superficie dopo trattamento termico), si immettono notevoli quantità di effluenti tossici in Europa ogni anno.

In conclusione, i risultati di questo studio spagnolo indicano un eccesso statisticamente significativo del rischio di mortalità neoplastica, sia nei maschi che nelle femmine, nelle città situate in vicinanza di inceneritori e di impianti di trattamento di rifiuti tossici o pericolosi. Specificamente è stato osservato un eccesso di rischio di mortalità per cancro dello stomaco, del fegato, della pleura, dei reni e dell’ovaio.

RIferimenti bibliografici

1: García-Pérez J, Fernández-Navarro P, Castelló A, López-Cima MF, Ramis R, Boldo E, López-Abente G. Cancer mortality in towns in the vicinity of incinerators and installations for the recovery or disposal of hazardous waste. Environ Int. 2013 Jan;51:31-44. doi: 10.1016/j.envint.2012.10.003. Epub 2012 Nov 13. PubMed PMID: 23160082.





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