Pesticidi e cancro della vescica – Rischio aumentato negli agricoltori americani

Posted by: | Posted on: gennaio 6, 2015

L’esposizione dei lavoratori alle ammine aromatiche è da tempo riconosciuta come un fattore causale del cancro della vescica, diverse ammine aromatiche essendo state specificamente implicate come cancerogeni per la vescica umana. La presenza di addotti tossici delle ammine aromatiche nel DNA è stata dimostrata in diversi organi e tessuti, compresi colon, prostata e pancreas. È stato ipotizzato che questi addotti possono aumentare il rischio di cancro in questi ed altri tessuti umani. Le amine aromatiche non sono tutte cancerogene allo stesso modo, e alcune di esse sono molto diffuse, per esempio l‘ imazethapyr, che è usato tranquillamente come erbicida in agricoltura per il diserbo totale della soia e dell’erba medica. Gli imidazolinoni, classe di pesticidi cui appartiene l’imazethapyr, sono considerati come molecole a bassa tossicità acuta. Dopo la sua registrazione, l‘imazethapyr è stato sempre più utilizzato, tanto da diventare uno degli erbicidi preferiti dai coltivatori statunitensi di soia e altri legumi. Infatti, circa il 42% dei partecipanti al progetto U.S. Agricultural Health Study (AHS), uno studio prospettico sugli agricoltori dotati di licenza per l’applicazione dei pesticidi in Nord Carolina e Iowa, riferisce di utilizzare regolarmente l’imazethapyr. In questa popolazione di agricoltori americana è già stata dimostrata l’associazione fra pesticidi e cancro della vescica, della prostata e altri tipi di cancro.

La popolazione generale può essere esposta all’imazethapyr residuo nei cibi e nell’acqua potabile dopo contaminazione delle acque sotterranee. L’imazethapyr, non a caso, risultò il pesticida più frequentemente presente nelle falde freatiche di alcuni Stati americani e in Canada.

In base ai dati attualmente disponibili, l’imazethapyr è considerato privo di mutagenicità o genotossicità negli animali e probabilmente non cancerogeno in base a studi condotti soltanto sui roditori.

I ricercatori americani, preoccupati per l’uso diffuso di questa molecola sui terreni agricoli americani, hanno esaminato il potenziale rischio cancerogeno associato con l’esposizione all’imazethapyr, in particolare per quanto riguarda il cancro alla vescica.

L’esposizione all’imazethapyr fu valutata mediante le risposte fornite ad un questionario auto-somministrato dai partecipanti.

Il 42% degli agricoltori rispose positivamente affermando di aver utilizzato all’imazethapyr. In media gli applicatore dell’ammina aromatica riportavano un utilizzo per circa nove giorni all’anno e per 4,2 anni, per un totale di circa 260 giorni di elevata esposizione alla molecola.

Correlazione fra pesticidi e cancro della vescica e del colon con l’imazethapyr

addotto di DNA

Un benzo(a)pirene (al centro) addotto al DNA

L’incidenza combinata di tutti i cancri era soltanto di poco aumentata negli esposti all’imazethapyr rispetto ai non esposti, con un rischio relativo di 1,13 (IC 95% = 0,96-1,34). Un aumento statisticamente significativo del rischio di cancro colorettale era osservato nei soggetti collocati nel terzile più elevato di esposizione all’imazethapyr (rischio relativo = 1,78; il 55% = 1,08-2,93). Anche il rischio di cancro della vescica era significativamente aumentato nel gruppo dei soggetti più esposti alla molecola rispetto a quelli non esposti all’imazethapyr (rischio relativo = 2,37; IC 95% = 1,2-4,68). Un eccesso di rischio, statisticamente non significativo, fu osservato anche per tutti i tumori del sistema emolinfopoietico (rischio relativo = 1,23; IC 95% = 0,77-1,98) e per le leucemie (rischio relativo = 1,63; IC 95% = = 0,72-3,69) nei soggetti maggiormente esposti rispetto a quelli non esposti.

Un aumento statisticamente significativo del rischio di cancro del colon prossimale associato con l’imazethapyr fu osservato nei soggetti con maggior esposizione rispetto ai non esposti, con una significativa correlazione dose-risposta osservata con l’aumentare dell’esposizione all’imazethapyr.

In conclusione, un eccesso significativo di rischio di cancro della vescica e del colon è stato osservato in una popolazione di agricoltori esposti all’erbicida imazethapyr. Per quanto riguarda il cancro alla vescica, i soggetti maggiormente esposti all’imazethapyr avevano un rischio più elevato del 137% rispetto agli agricoltori non esposti al pesticida. Per quanto riguarda il cancro del colon, l’uso dell’imazethapyr era associato con un aumento del 173% del rischio di cancri prossimali ma non di quelli distali o del retto.

Sebbene le ammine aromatiche siano state da tempo riconosciute come in grado di provocare cancro della vescica, questo è il primo studio in cui viene suggerito in modo specifico che l’utilizzo dell’imazethapyr sia anch’esso cancerogeno, nonostante la molecola sia stata finora considerata priva di cancerogenicità, mutagenicità e genotossicità.

L’osservazione che il cancro del colon prossimale è più frequente nei soggetti pesantemente esposti all’imazethapyr si accorda con la nota differenza nell’incidenza dei fattori di rischio per il cancro del colon prossimali e distali. Sono note, infatti, differenze a livello molecolare e cromosomico fra i due tipi di cancro, per esempio i cancri prossimali sono stati molto più frequentemente associati con l’instabilità dei microsatelliti, mentre i cancro del colon distale presentano spesso instabilità cromosomica che si manifesta con aneuploidia e perdita dell’eterozigosità. L’instabilità dei microsatelliti è la conseguenza della perdita della capacità di riparazione degli errori che avvengono durane la sintesi del DNA a causa della alterata metilazione e della inibizione della MHL1. Anche l’esposizione ai pesticidi è stata correlata con alterazioni della metilazione in diversi studi animali. Pertanto, è biologicamente plausibile che l’esposizione all’imazethapyr, attraverso un’alterazione dei meccanismi di metilazione del DNA, possa essere correlata con l’eccesso di cancri del colon prossimale.

Dei 41 casi di cancro della vescica osservati nei soggetti esposti, 37 furono diagnosticati dopo il 1998, circa 10 anni dopo la commercializzazione dell’imazethapyr, un periodo di tempo più breve rispetto ai 15-20 anni di latenza generalmente osservati fra l’inizio dell’esposizione e l’insorgenza di altri tipi di tumori solidi. Anche se non esistono prove biologiche o sperimentali sulla cancerogenicità dell’imazethapyr, è possibile che questo pesticida possa funzionare come promotore della cancerogenesi e non come un iniziatore, spiegandosi così, almeno in parte, il minore tempo di latenza. Poiché questo pesticida è fra quelli più usati, è importante mantenere desta l’attenzione con altri studi biologici ed epidemiologici sulle popolazioni esposte, anche con lo scopo di individuare precocemente nuovi casi e di chiarire i dubbi sulla cancerogenicità dell’imazethapyr.

Riferimenti bibliografici

1: Koutros S, Lynch CF, Ma X, Lee WJ, Hoppin JA, Christensen CH, Andreotti G, Freeman LB, Rusiecki JA, Hou L, Sandler DP, Alavanja MC. Heterocyclic aromatic amine pesticide use and human cancer risk: results from the U.S. Agricultural Health Study. Int J Cancer. 2009 Mar 1;124(5):1206-12. doi: 10.1002/ijc.24020. PubMed PMID: 19058219; PubMed Central PMCID: PMC2904521.




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