Cardiologia

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Posted by: | Posted on: gennaio 23, 2015

Alterazioni del ritmo cardiaco da particolato atmosferico e diabete

L’esposizione al particolato fine dell’aria ambientale aumenta il rischio di eventi cardiovascolari ed è stato associato con alterazioni di vari indici di funzionalità cardiovascolare, compresi la frequenza cardiaca, la variabilità della frequenza cardiaca e la pressione arteriosa. Diversi meccanismi sono stati ipotizzati per spiegare gli effetti dell’inquinamento atmosferico sull’apparato cardiovascolare. Poco noti sono gli effetti dell’inquinamento atmosferico su soggetti maggiormente sensibili come quelli diabetici. Studi precedenti hanno suggerito che i diabetici possono avere un rischio maggiore di effetti avversi sulla loro salute in seguito a esposizione all’ aria inquinata. Infatti, il rischio di coronaropatie nei diabetici è di due-quattro volte superiore a quello della popolazione generale. I diabetici hanno anche un’alterata funzione endoteliale, parzialmente causata da un deficit di ossido nitrico. Le particelle ultra fini, cioè quelle inferiori a 0,1 micron di diametro, svolgono un ruolo importante nella patogenesi degli effetti cardiovascolari causati dal particolato atmosferico. Particolarmente importanti sono le associazioni fra alterazioni del ritmo cardiaco da particolato atmosferico e diabete. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 31, 2014

L’esposizione a breve termine al particolato atmosferico e epigenetica

L’esposizione al particolato atmosferico aumenta lo stress ossidativo negli individui esposti causando riduzione della funzione polmonare, eccesso di ricoveri ospedalieri e di mortalità per diverse malattie cardiopolmonari. Negli individui costretti ad elevata esposizione al particolato atmosferico, l’analisi del profilo di espressione dei geni leucocitari ha dimostrato la comparsa di risposte correlate con un aumento dello stress ossidativo sistemico e dell’infiammazione, aumento che è in grado di peggiorare funzione delle vie aeree e il decorso delle malattie respiratorie. I meccanismi patogenetici alla base di tali effetti deleteri rimangono ancora poco noti.NUmerosi studi negli ultimi anni hanno analizzato i legami fra particolato atmosferico e epigenetica.

Negli ultimi anni la ricerca si è indirizzata verso l’identificazione dei diversi componenti del particolato atmosferico con lo scopo di valutarne la tossicità relativa in vivo. Per esempio, il carbon nero, un componente del particolato atmosferico frequentemente utilizzato come marcatore del materiale particolato emesso dai gas di scarico dei veicoli a motore, è stato associato con un aumento della pressione arteriosa sistemica negli anziani rispetto ad altri inquinanti. Tuttavia, i solfati, contenuti soprattutto nel particolato emesso da sorgenti industriali, ha effetti simili a quelle del carbon nero sulla dilatazione dell’arteria brachiale. Allo stesso modo, gli inquinanti emessi dal traffico sono spesso stati associati con l’asma. In alcuni studi il PM 2,5 ha mostrato un’ associazione addirittura più forte del carbon nero, suggerendo che il particolato emesso da fonti diverse dal traffico possa avere effetti ancora più deleteri. Un’osservazione interessante è che i solfati sono stati associati con i fenotipi asmatici. Tuttavia, ancora oggi non è stato proposto un modello in grado di spiegare gli effetti sull’uomo di questi due inquinanti, carbon nero e solfati, da soli o in combinazione. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 30, 2014

Funzione renale e residenza in prossimità di una strada principale

L’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio riconosciuto per le malattie cardiovascolari. Numerose sono le prove che dimostrano come vivere vicino ad una strada principale contribuisca ad aumentare l’incidenza di malattie vascolari,  dell’infarto acuto del miocardio, delle arteriopatie obliteranti degli arti inferiori, della trombosi venosa profonda, dell’aterosclerosi coronarica e carotide;dell’ictus cerebrale;  inoltre rappresenta un fattore prognostico negativo nei soggetti che sopravvivono ad un infarto acuto del miocardio e aumenta la mortalità cardiovascolare,.

I reni sono organi molto vascolarizzati e predisposti sia ad aterosclerosi dei grossi vasi che a disfunzione dell’apparato vascolare di piccolo calibro. Pertanto, la residenza nelle vicinanze di una strada principale potrebbe aumentare il rischio di ridotta funzione renale a causa delle lesioni vascolari. La riduzione della funzione renale, valutata mediante la velocità di filtrazione glomerulare calcolata, è associata con un aumentato rischio di eventi cardiovascolari acuti e di morte, e potrebbe spiegare, almeno in parte, l’associazione osservata fra inquinamento atmosferico e rischio cardiovascolare. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 25, 2014

Salassi per eliminare i composti perfluoroalchilici in una famiglia con concentrazione ematiche molto alte

Le concentrazioni dei composti perfluoroalchilici nel sangue della popolazione generale sono solitamente molto basse, in genere pochi nanogrammi/millilitro. Tuttavia alcuni individui, soprattutto se appartenenti a particolari popolazioni esposte per motivi occupazionali, o per contaminazione dell’ambiente da parte d’industrie, possono presentare concentrazioni molto più elevate.

L’eliminazione dei composti perfluoroalchilici per l’organismo umano dipende da numerosi fattori: età, sesso, persistenza dell’esposizione al momento dell’analisi (per esempio nei lavoratori addetti alla produzione di queste molecole), gravidanza, allattamento e menopausa nelle donne.

Negli animali e nell’uomo l’esposizione ai PFAS è stata associata con immunotossicità, infertilità, alterazioni della spermatogenesi, ipercolesterolemia negli adulti e nei bambini, ‘ipertensione arteriosa, neurotossicità, epatotossicità, distruzione endocrina, cancerogenicità. I PFAS sono anche trasmessi verticalmente durante la gravidanza dalla madre al feto e persistono nei neonati. Per quanto riguarda i meccanismi patogenetici diverse ipotesi sono state avanzate: danno mitocondriale, alterazioni epigenetiche, induzione dell’apoptosi, alterazioni della sintesi ormonale, tossicità a carico delle membrane cellulari, cancerogenesi, anomalie dello sviluppo neurocomportamentale. Alcuni PFAS, come il PFOS e il PFOA sono in grado di provocare effetti dannosi anche a dosi infinitesimali. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 23, 2014

La concentrazione nel cordone ombelicale dimostra la correlazione fra composti perfluoroalchilici e anomalie neonatali –

Nonostante i numerosi sforzi compiuti per eliminare gli inquinanti ambientali, i composti perfluoroalchilici (PFAS) sono ancora largamente diffusi e rilevabili nelle acque superficiali, nel suolo, nei ghiacci polari, negli animali selvatici e negli esseri umani. La cancerogenicità e gli effetti tossici sul sistema immunitario e sulle ghiandole endocrine di questi composti chimici sono ben noti, sia negli animali che negli esseri umani.   Notevoli preoccupazioni suscitano gli effetti sulla sfera riproduttiva e sulla salute neonatale. Infatti, alcuni parametri importanti al momento del parto ( feto piccolo per l’età gestazionale, basso peso alla nascita, circonferenza cranica ecc.) non soltanto influenzano la sopravvivenza neonatale ed infantile ma possono condizionare anche lo sviluppo nell’età adulta di malattie come il diabete, l’ipertensione e le cardiopatie ischemiche, tumori vari. Pertanto, è di fondamentale importanza indagare la correlazione tra composti perfluoroalchilici ed eventi avversi alla nascita negli esseri umani e sulla fertilità. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 19, 2014

Inquinamento atmosferico e aterosclerosi carotidea: i risultati di uno studio canadese

L’inquinamento atmosferico e aterosclerosi: l’associazione  con le malattie cardiovascolari può avvenire attraverso due principali meccanismi: promozione della progressione dell’aterosclerosi e scatenamento di eventi acuti cardiaci in individui con aterosclerosi avanzata, specialmente se con placche vulnerabili.

L’aterosclerosi è una malattia cronica-degenerativa caratterizzata dalla formazione di placche nelle arterie maggiori e dalla loro progressiva estensione fino a provocare ischemia cronica da ridotto rifornimento di sangue nonché eventi acuti cardiaci causati dalla rottura delle placche e della formazione di trombi. Numerosi studi epidemiologici hanno dimostrato che la gravità dell’aterosclerosi misurata mediante lo spessore intima-media carotideo è in grado di prevedere il rischio cardiovascolare futuro (per esempio cardiopatia ischemica e ictus cerebrale) nella popolazione senza malattie cardiovascolari in atto.

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Posted by: | Posted on: dicembre 17, 2014

Inquinamento atmosferico e ipertensione della gravidanza

È definitivamente dimostrato che l’inquinamento atmosferico aumenta la morbilità e la mortalità per malattie cardiovascolari e aterosclerosi. Sono stati proposti diversi meccanismi per spiegare questa associazione, fra cui le alterazioni del sistema nervoso autonomico, l’ induzione di infiammazione e di stress ossidativo a livello sia polmonare che sistemico, la disfunzione endoteliale, l’ aumentata coagulabilità del sangue. L’ aumento della pressione arteriosa è un noto fattore di rischio per le malattie cardiovascolari e può contribuire a questa associazione tra inquinamento atmosferico e mortalità e morbilità cardiovascolare. Sebbene molti studi abbiano dato risultati a volte differenti, le prove di un rapporto tra esposizione all’aria atmosferica inquinata e aumentati livelli della pressione arteriosa divengono sempre più corpose.

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Posted by: | Posted on: dicembre 15, 2014

Inquinamento atmosferico e aterosclerosi asintomatica: i risultati di uno studio spagnolo

L’inquinamento dell’aria atmosferica da traffico veicolare o da qualsiasi altra causa determina un aumento della mortalità prematura, principalmente a causa di un aumento delle malattie cardiovascolari. Secondo la World Health Organization (WHO), il 2008 le malattie cardiovascolari rappresentavano la principale causa di morte in tutto il mondo. Queste malattie sono caratterizzate dalla comparsa di lesioni tipiche dell’aterosclerosi, un processo degenerativo cronico che si osserva principalmente nelle arterie di medie e grandi dimensioni ed è caratterizzata dall’ispessimento localizzato asimmetrico dello strato più interno della parete arteriosa, l’intima. Lo sviluppo dell’aterosclerosi rappresenta risultato dell’esposizione cumulativa diversi fattori di rischio: ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, diabete, obesità, fumo di tabacco, ridotta attività fisica, predisposizione genetica ed altri fattori legati allo stile di vita. L’esposizione a breve termine all’inquinamento atmosferico causa infarto del miocardio e ictus cerebrale, ma, almeno nell’uomo, prove definitive a conferma dell’ipotesi che l’inquinamento atmosferico contribuisca alla aterogenesi non ve ne sono, mentre studi sperimentali, condotti soprattutto nei topi obesi confermano questa associazione.

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Posted by: | Posted on: dicembre 7, 2014

Associazione fra concentrazioni plasmatiche di PFOA e PFOS con il colesterolo totale in una popolazione danese di mezza età

In alcuni studi PFOA e PFOS sono stati positivamente associati con i livelli del colesterolo nel siero, il quale può aumentare il rischio di malattie cardiovascolari. La maggioranza degli studi umani che ha valutato l’associazione fra i composti perfluoroalchilici ed il colesterolo sono stati effettuati su popolazioni con elevati livelli di composti perfluorinati nel sangue, per esempio in lavoratori esposti, oppure su comunità ad elevata esposizione ambientale. Le associazioni fra PFOA e colesterolo sono state valutate in sei studi occupazionali, ognuno dei quali ha suggerito un’associazione positiva, sebbene l’ampiezza dell’associazione non fosse correlata con il livello di esposizione. Associazioni positive sono state anche osservate in due studi su popolazioni esposte, ma non in un terzo.

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Posted by: | Posted on: dicembre 6, 2014

L’esposizione all’acido perfluoroottanoico (PFOA) aumenta l’omocisteina e la pressione arteriosa nell’uomo

Nonostante esistano controversie riguardo il rischio per la salute umana derivanti dall’esposizione al PFOA, gli studi epidemiologici suggeriscono che nella popolazione esposta per motivi occupazionali o comunitari, l’esposizione a questo interferente endocrino causa aumento del colesterolo e dell’uricemia, due importanti fattori di rischio cardiovascolari. Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte nei paesi industrializzati, essendo ormai assodato che oltre ai fattori di rischio “classici” quali il fumo di sigaretta, il diabete e l’obesità, anche l’esposizione a sostanze tossiche disperse nell’ambiente rappresenti un fattore di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari.

Gli autori di questo studio hanno indagato una popolazione esposta all’acido perfluoroottanoico per convalidare l’ipotesi che l’esposizione a questa molecola rappresenti veramente un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari. Read More …