Ginecologia ed Ostetricia

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Posted by: | Posted on: dicembre 1, 2015

PFAS e diabete gestazionale – Elevate concentrazioni di PFAS prima della gravidanza aumentano il rischio di diabete gravidico

Uno studio prospettico negli Stati Uniti suggerisce una correlazione fra PFAS e diabete gestazionale

 

Il diabete gestazionale, o gravidico, è definito come uno stato di intolleranza al glucosio che compare o viene riconosciuto per la prima volta durante la gravidanza. L’incidenza del diabete gravidico è in continuo aumento e rappresenta un problema per la salute pubblica, in quanto correla con una serie di eventi avversi a breve e lungo termine sia per la madre che per la progenie . Il diabete gravidico aumenta il rischio di diabete di tipo 2 dopo la gravidanza. I neonati sono molto più frequentemente macrosomici alla nascita e sviluppano obesità infantile e intolleranza al glucosio in età adulto più spesso dei controlli. L’incidenza del diabete gestazionale aumenta parallelamente con l’aumentare dei tassi di sovrappeso e obesità nelle donne in età fertile.

I composti perfluoroalchilici sono una classe di inquinanti persistenti globali, presenti nel sangue della maggioranza della popolazione generale e diffusi anche nelle zone più remote del pianeta, come l’antartico o le montagne del Tibet. I composti perfluoroalchilici, noti con la sigla PFAS, sono dei profondi disturbatori del metabolismo endocrino e lipidico. In particolare, è stata dimostrata un’associazione positiva fra concentrazione nel siero di PFOA e livelli di colesterolo, trigliceridi e acido urico nel siero. Ognuno di questi tre parametri, se aumentato, accresce il rischio di diabete mellito di tipo 2 e di diabete gestazionale in modo indipendente. I risultati di alcuni studi condotti nella popolazione generale hanno dimostrato un’associazione positiva fra PFAS e diabete mellito nella popolazione non gravida e nei lavoratori esposti. Read More …

Posted by: | Posted on: gennaio 17, 2015

Inquinamento atmosferico e anomalie cromosomiche dello sperma

Gli spermatozoi umani sembrano essere portatori di anomalie cromosomiche molto più frequentemente rispetto alle cellule germinali degli animali da esperimento. È stato riportato che circa il 10% degli uomini normali hanno spermatozoi con anomalie cromosomiche. In particolare inquinamento atmosferico e anomalie cromosomiche dello sperma sono stati correlati in almeno uno studio.  Le cause della  maggiore frequenza di anomalie cromosomiche nella specie umana non sono note, ma secondo alcuni andrebbero ricercate nella crescente esposizione a fattori tossici ambientali. Questa esposizione spiegherebbe anche una notevole eterogeneità individuale per quanto riguarda le anomalie cromosomiche presenti nello sperma. Read More …

Posted by: | Posted on: gennaio 14, 2015

Inquinamento atmosferico e fertilità umana

Studi recenti hanno dimostrato un’associazione dell’inquinamento atmosferico con anomalie della riproduzione della gravidanza fra cui prematurità, basso peso alla nascita dei neonati, alterazione della qualità dello sperma, infertilità, riduzione delle percentuali di successo delle tecniche di fecondazione artificiale in vitro, riduzione della fertilità sia nell’uomo che nei topi. Tuttavia non sono disponibili molti studi epidemiologici sull’associazione potenziale fra inquinamento atmosferico e fertilità umana nella pratica clinica quotidiana. Lo scopo di questo studio di popolazione spagnolo era di colmare una lacuna per quanto riguarda le nostre conoscenze sull’associazione tra inquinamento atmosferico da traffico veicolare e fertilità , valutando a tal proposito un gruppo di coppie residenti nella città di Barcellona. L’ipotesi dei ricercatori era che gli elevati livelli di inquinamento atmosferico possano essere associati con una riduzione dei tassi di fertilità valutata come il numero di nati vivi ogni 1000 donne di età compresa tra 15 e 44 anni. Read More …

Posted by: | Posted on: gennaio 13, 2015

Composti perfluoroalchilici e spermatozoi umani: i risultati dello studio LIFE

L’infertilità e la sub-fertilità maschile sono problemi osservati con frequenza crescente nella società occidentale. Gli studi epidemiologici mostrano un aumento dell’infertilità e del ricorso alle tecniche di produzione assistita. Questa tendenza crescente si osserva non solo come conseguenza di fattori correlati con lo stile di vita, di abitudini personali, degli effetti collaterali di terapie antineoplastiche o immunosoppressive, ma anche a causa dell’esposizione a inquinanti ambientali. Si stima che nel 20% dei casi l’infertilità di coppia può essere attribuita esclusivamente a fattori maschili e che i fattori maschili contribuiscono con un altro 30%-40% al totale. Ciononostante, l’infertilità maschile rimane un problema complesso le cui possibili cause sono ancora poco conosciute. Soltanto negli ultimi anni un i ricercatori hanno cominciato ad interessarsi alla possibile associazione fra esposizione a composti perfluoroalchilici e spermatozoi umani. Read More …

Posted by: | Posted on: gennaio 9, 2015

Tetracloroetilene e malformazioni congenite

Negli anni 1980-1985 nel sistema di distribuzione delle acque di una base militare della marina  americana  furono riversati  tetracloroetilene (percloroetilene) tricloroetilene, trans-1,2-dicloroetilene e cloruro di vinile come prodotti di degradazione del percloroetilene e benzene. Per queste molecole vi è il sospetto di un’associazione con difetti della crescita del feto e di altre anomalie fetali, soprattutto per quanto riguarda il tetracloroetilene e malformazioni congenite. Read More …

Posted by: | Posted on: gennaio 7, 2015

Esposizione materna durante la gravidanza al tetracloroetilene e restrizione della crescita fetale

Negli anni 1980-1985 in alcuni pozzi di una base della marina militare americana fu scoperta la presenza di composti organici volatili (VOC), soprattutto il tetracloroetilene proveniente da un deposito di rifiuti, principalmente solventi utilizzati per la pulizia dei locali della base che era stata aperta nei primi anni 1940. La quantità massima di tetracloroetilene fu 215 parti per miliardo nel febbraio 1985. Nel sistema di distribuzione delle acque erano presenti anche tricloroetilene, trans-1,2-dicloroetilene e cloruro di vinile come prodotti di degradazione del percloroetilene e benzene. Per queste molecole vi è il sospetto di un’associazione con difetti della crescita del feto, soprattutto per quanto riguarda tetracloroetilene e restrizione della crescita fetale. Read More …

Posted by: | Posted on: gennaio 3, 2015

Autismo e pesticidi in gravidanza: aumento del rischio se le madri risiedono in prossimità di terreni agricoli contaminati

Alcuni fra i pesticidi più frequentemente usati in agricoltura sono stati associati con anomalie dello sviluppo neurocomportamentale dei bambini e con i disordini dello spettro autistico. Per autismo si intende un’anomalia dello sviluppo neurologico i cui sintomi compaiono entro tre anni di età presentandosi con alterazioni specifiche dello sviluppo del linguaggio e delle capacità di stabilire interazioni sociali; i bambini autistici mostrano comportamenti, attività e movimenti ripetitivi e limitati. I bambini sono colpiti 4-5 volte più delle bambine, con una frequenza che è in continuo, reale aumento nelle ultime decadi. La correlazione fra autismo e  pesticidi in gravidanza merita pertanto il massimo della considerazione.  Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 29, 2014

Lo sviluppo cognitivo e psicomotorio è ridotto nei bambini europei esposti durante la gravidanza materna a tassi elevati di inquinamento atmosferico

L’inquinamento atmosferico può avere effetti deleteri sul sistema nervoso centrale, fra i quali ricordiamo l’induzione di infiammazione cronica cerebrale, l’alterazione della barriera ematoencefalica, l’attivazione della microglia e alterazioni della materia bianca cerebrale. Gli inquinanti atmosferici, specialmente il materiale particolato e i suoi componenti solubili, sono in grado di arrivare fino agli alveoli polmonari e penetrare nella circolazione sistemica raggiungendo tutti gli organi, cervello compreso. Come effetto generale sul cervello o a causa dei danni più specifici in particolare aree cerebrali come la corteccia frontale, l’ippocampo, il corpo striato e la sostanza nera (alterazione osservate sperimentalmente tutte dopo esposizione dell’inquinamento atmosferico), si potrebbe avere una compromissione del funzionamento cognitivo e psicomotorio, due delle principali funzioni cerebrali. Gli effetti potenzialmente neurotossici del particolato atmosferico sul cervello assumono una particolare importanza nel feto e nei neonati, alla luce soprattutto della relativa immaturità dei meccanismi di detossificazione nelle prime fasi della vita, durante i quali il cervello in via di sviluppo è molto più vulnerabile alle sostanze tossiche ambientali. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 26, 2014

Fattori importanti per la concentrazione dei composti perfluoroalchilici nel siero materno negli anni successivi alla riduzione della loro produzione e utilizzo

I composti perfluoroalchilici (PFAS), furono prodotti sin dal 1950 con intensità crescente dal 1966 alla fine degli anni, finché la loro produzione e uso furono sottoposti a rigide limitazioni in Europa nel 2008 e negli Stati Uniti fin dal 2001. I dubbi e la preoccupazione circa la loro persistenza ambientale, la capacità di bioaccumulo e le prove sempre più numerose e solide circa i loro effetti tossicologici negli uomini e negli animali portarono alla classificazione dell’acido perfluorooctansulfonico (PFOS) come inquinante organico persistente e al suo inserimwento nella lista della convenzione di Stoccolma nel 2009. Inoltre negli Stati Uniti, nel 2006 otto fra le principali multinazionali produttrici di acido perfluorottanoico (PFOA) furono invitate a ridurre ”spontaneamente” del 95% la produzione e l’emissione dell’ambiente entro il 2010. A partire dal 2015 negli Stati Uniti il PFOS sarà bandito, e la stessa decisione fu presa dal governo norvegese che, inizialmente aveva stabilito il blocco dell’utilizzo di questo composto a partire dal 1 giugno 2014, provvedimento poi fatto slittare al 2018 per l’opposizione delle lobby industriali. In seguito a tutte queste misure legislative la produzione e l’emissione di molti composti perfluoralchilici cominciò a declinare, ad eccezione di quelli a catena più lunga. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 22, 2014

Inquinamento atmosferico e ictus cerebrale: i risultati dello studio europeo ESCAPE

Gli standard che definiscono la qualità dell’aria in Europa sono in corso di revisione da parte del Parlamento europeo, il quale ha raccomandato di dedicare maggior attenzione agli effetti cronici dell’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico, soprattutto per quanto riguarda gli effetti sull’apparato cardiovascolare e respiratorio del particolato fine, cioè del PM 2,5 che definisce le particelle con un diametro di aerodinamico inferiore a 2,5 micron. Numerosi studi epidemiologici hanno suggerito l’esistenza di una  possibile correlazione fra inquinamento atmosferico e ictus cerebrale

Al contrario degli Stati Uniti e del Canada, dove sono stati condotti numerose prove sulla mortalità per cause respiratorie e cardiache associata all’inquinamento atmosferico, soltanto un numero limitato di studi sono stati condotti in Europa, la maggior parte dei quali su una singola popolazione di una sola nazione. Read More …