Medicina e ambiente

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Posted by: | Posted on: gennaio 15, 2015

Tetracloroetilene e danni alla salute

Il lavaggio a secco sfrutta la capacità di alcuni solventi (percloroetilene, tricloroetilene, riclorotrifluoroetano) di estrarre i grassi trattenuti nei tessuti.

Il tetracloroetilene è stato rinvenuto nell’acqua potabile, negli ambienti confinati (case, uffici ecc.), nell’aria ambiente, nelle falde acquifere profonde e nei suoli. La via principale di esposizione è rappresentata dalle vie aeree, anche a causa della contaminazione dell’aria inspirata da parte di vapori provenienti dal suolo e/o dall’acqua. Il tetracloroetilene è metabolizzato a diversi composti secondari, principalmente nel fegato, ed è molto probabile che almeno alcuni dei suoi metaboliti contribuiscano a determinare gli effetti tossici tipici della molecola originaria. Numerosi sono gli studi che hanno valutato la correlazione fra tetracloroetilene e danni alla salute. Read More …

Posted by: | Posted on: gennaio 11, 2015

Composti perfluoroalchilici e cancro della prostata

I fattori di rischio per il cancro della prostata sono numerosi ed eterogenei: fattori genetici, infettivi, infiammatori, età, dieta, gruppo etnico di appartenenza, eccesso di androgeni, ormoni sessuali maschili sono tutti fattori noti. Recentemente, nella ricerca di nuovi fattori di rischio notevole interesse ha suscitato l’interesse dei rapporti fra PFAS o composti perfluoroalchilici e cancro della prostata. Queste molecole artificiali sono state associate con diversi tipi di cancro, prevalentemente a carico delle vie genito-urinarie (testicolo, prostata, reni, vescica) sia nei lavoratori esposti per motivi professionali che negli individui residenti in aree contaminate.In uno studio danese fu stimato un aumento del 30-40% del rischio di cancro prostatico nei soggetti con concentrazioni molto elevati di acido perfluorooctansulfonico (PFOS), cioè in quelli posti nei tre quartili superiori di concentrazione di PFOS rispetto a quelli del quartile inferiore. Read More …

Posted by: | Posted on: gennaio 10, 2015

Tetracloroetilene e cancro della vescica negli operai delle lavanderie a secco

Il cancro della vescica è, in ordine di frequenza, il nono tumore maligno con oltre 330.000 nuovi casi e circa 130.000 morti all’anno stimate in tutto il mondo nel 2010. Il fumo di sigaretta è la causa più nota, provocando circa il 65% dei casi nei maschi e il 30% nelle femmine nei paesi industrializzati. Un’associazione fra esposizione a tetracloroetilene e cancro della vescica è stata sospettata da numerosi anni. Un aumento del rischio di cancro della vescica è stato segnalato negli operai di certe industrie (produzione e lavorazione della gomma e dell’alluminio, industrie tessili, solventi e coloranti) e occupazioni (verniciatori, imbianchini, lavanderie a secco, barbieri e parrucchieri di entrambi i sessi) o nei soggetti esposti a specifiche sostanze chimiche (ammine aromatiche, IPA, arsenico, tetracloroetilene). Il tetracloroetilene, noto anche come percloroetilene, è utilizzato fin dai primi anni 1990 come intermedio per la produzione di fluorocarburi e nella pulitura a secco; altro impiego di rilevanza per diffusione è come sgrassante per la pulizia dei metalli.Gli addetti alle puliture a secco rappresentano probabilmente la frazione di lavoratori maggiormente esposti al tetracloroetilene, stando ai risultati dello studio CAREX. Per esempio negli USA la prevalenza dell’esposizione fra i pulitori a secco era del 70%, in Danimarca del 75% e in quasi il 90% in Francia.  Read More …

Posted by: | Posted on: gennaio 9, 2015

Tetracloroetilene e malformazioni congenite

Negli anni 1980-1985 nel sistema di distribuzione delle acque di una base militare della marina  americana  furono riversati  tetracloroetilene (percloroetilene) tricloroetilene, trans-1,2-dicloroetilene e cloruro di vinile come prodotti di degradazione del percloroetilene e benzene. Per queste molecole vi è il sospetto di un’associazione con difetti della crescita del feto e di altre anomalie fetali, soprattutto per quanto riguarda il tetracloroetilene e malformazioni congenite. Read More …

Posted by: | Posted on: gennaio 8, 2015

Aumento della mortalità per cancro e trattamento dei rifiuti in Spagna

Gli inceneritori e gli impianti di recupero o smaltimento di rifiuti pericolosi generano inevitabilmente emissioni tossiche che sono rilasciate nell’ambiente, per esempio diossine e altre sostanze riconosciute ufficialmente come cancerogene che possono essere diffuse nelle città poste nelle vicinanze di tali impianti. Numerosi studi hanno associato l’emissione degli impianti di trattamento dei rifiuti pericolosi con effetti deleteri sulla salute umana, per esempio sulla fertilità, le malformazioni congenite e l’incidenza delle neoplasie.  L’ associazione fra aumento della mortalità per cancro e trattamento dei rifiuti merita di essere pertanto studiata in tutto il mondo. Infatti, il trattamento e il recupero dei rifiuti tossici o pericolosi, per esempio il riciclaggio di veicoli rottamati, di residui metallici, la re-raffinazione di oli esausti, il trattamento chimico-fisico dei rifiuti rilasciano cancerogeni come diossine, arsenico, benzene, cadmio e cromo che potrebbero causare danni alla salute degli abitanti delle città vicine agli impianti. Read More …

Posted by: | Posted on: gennaio 7, 2015

Esposizione materna durante la gravidanza al tetracloroetilene e restrizione della crescita fetale

Negli anni 1980-1985 in alcuni pozzi di una base della marina militare americana fu scoperta la presenza di composti organici volatili (VOC), soprattutto il tetracloroetilene proveniente da un deposito di rifiuti, principalmente solventi utilizzati per la pulizia dei locali della base che era stata aperta nei primi anni 1940. La quantità massima di tetracloroetilene fu 215 parti per miliardo nel febbraio 1985. Nel sistema di distribuzione delle acque erano presenti anche tricloroetilene, trans-1,2-dicloroetilene e cloruro di vinile come prodotti di degradazione del percloroetilene e benzene. Per queste molecole vi è il sospetto di un’associazione con difetti della crescita del feto, soprattutto per quanto riguarda tetracloroetilene e restrizione della crescita fetale. Read More …

Posted by: | Posted on: gennaio 6, 2015

Pesticidi e cancro della vescica – Rischio aumentato negli agricoltori americani

L’esposizione dei lavoratori alle ammine aromatiche è da tempo riconosciuta come un fattore causale del cancro della vescica, diverse ammine aromatiche essendo state specificamente implicate come cancerogeni per la vescica umana. La presenza di addotti tossici delle ammine aromatiche nel DNA è stata dimostrata in diversi organi e tessuti, compresi colon, prostata e pancreas. È stato ipotizzato che questi addotti possono aumentare il rischio di cancro in questi ed altri tessuti umani. Le amine aromatiche non sono tutte cancerogene allo stesso modo, e alcune di esse sono molto diffuse, per esempio l‘ imazethapyr, che è usato tranquillamente come erbicida in agricoltura per il diserbo totale della soia e dell’erba medica. Gli imidazolinoni, classe di pesticidi cui appartiene l’imazethapyr, sono considerati come molecole a bassa tossicità acuta. Dopo la sua registrazione, l‘imazethapyr è stato sempre più utilizzato, tanto da diventare uno degli erbicidi preferiti dai coltivatori statunitensi di soia e altri legumi. Infatti, circa il 42% dei partecipanti al progetto U.S. Agricultural Health Study (AHS), uno studio prospettico sugli agricoltori dotati di licenza per l’applicazione dei pesticidi in Nord Carolina e Iowa, riferisce di utilizzare regolarmente l’imazethapyr. In questa popolazione di agricoltori americana è già stata dimostrata l’associazione fra pesticidi e cancro della vescica, della prostata e altri tipi di cancro. Read More …

Posted by: | Posted on: gennaio 4, 2015

Autismo, inquinamento e genetica: importanza delle interazioni fra gene MET e particolato atmosferico

L‘autismo e i disturbi dello spettro autistico stanno aumentando continuamente di frequenza in tutto il mondo occidentale. Nella patogenesi dell’autismo, inquinamento e genetica si suppone che siano intimamente correlative la nota interazione di  fattori genetici e fattori ambientali. Infatti, diversi studi indipendenti hanno osservato un aumento della prevalenza dei disturbi dello spettro autistico nei bambini esposti ad elevati livelli di inquinanti emessi dal traffico veicolare in prossimità della loro residenza al momento della nascita. Sappiamo anche che un aumento del rischio di autismo è stato osservato nel bambini portatori di una variante genetica del promoter del gene MET, rs1858830, che comporta una ridotta espressione della proteina MET nel cervello e nel sistema immunitario. Inoltre, nei topi, la progenie nata da madri esposte durante la gravidanza al benzo(a)pirene, un idrocarburo policiclico aromatico presente nel particolato atmosferico e nei gas di scarico dei veicoli, presenta una ridotta espressione della proteina MET ed alterazioni del comportamento simile a quelli dei bambini autistici. Sia nei bambini che negli animali l’esposizione agli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) in epoca prenatale è stata associata con uno ridotto quoziente intellettivo all’età di 5 anni e con un aumento dell’ansia, della depressione e dei deficit di attenzione all’età di 6-7 anni. Read More …

Posted by: | Posted on: gennaio 2, 2015

Autismo e particolato atmosferico prima, durante e dopo la gravidanza

Lo spettro dei disordini autistici (ASD) è un’anomalia dello sviluppo neurologico la cui prevalenza sta aumentando continuamente in tutto il mondo.

L’inquinamento atmosferico contiene diverse sostanze tossiche che sono state associate con la neurotossicità ed altri eventi avversi fetali in utero. Il materiale particolato veicolato dall’aria è ricoperto di diverse sostanze contaminanti che sono in grado di penetrare all’interno delle cellule inducendo stress ossidativo e danno mitocondriale in vitro. Nei roditori queste sostanze stimolano il rilascio sistemico di citochine infiammatorie anche nel cervello e nel sistema immunitario neonatale, modulando processi che sono stati implicati nella patogenesi dell’ASD. Autismo e particolato atmosferico potrebbero quindi essere correlati. Read More …

Posted by: | Posted on: gennaio 1, 2015

Inquinamento atmosferico e BPCO: incidenza, mortalità e ricoveri ospedalieri in una metanalisi della letteratura

La malattia polmonare istruttiva cronica(BPCO) è una delle principali cause di morte nel mondo, causando circa 3 milioni di decessi all’anno. Fino al 2010 la BPCO era la principale causa di morte e fra le prime cinque cause di anni di vita persi in Asia. Si stima che in tutto il mondo ci siano oltre 210 milioni di persone affette da BPCO e che senza interventi efficaci, il numero di morti per tale patologia aumenterà di oltre il 30% nella prossima decade. I principali fattori di rischio per la BPCO sono il fumo di tabacco, l’inquinamento atmosferico esterno e quello interno alle abitazioni derivante dalla combustione di biomasse ed altre fonti di combustibile fossile. In alcune revisioni sistematiche della letteratura, l’inquinamento atmosferico degli ambienti confinati (abitazione, uffici, eccetera) raddoppia il rischio di BPCO; il fumo di tabacco aumenta il rischio di malattie respiratorie croniche polmonari, mentre la cessazione dell’abitudine al fumo è un’efficace strategia per il trattamento della BPCO. L’inquinamento atmosferico è un problema di estrema rilevanza in Cina a causa del tumultuoso sviluppo industriale che sta avvenendo in quella nazione. Pertanto, la prevenzione delle malattie respiratorie croniche causate dall’inquinamento atmosferico è un problema di estrema rilevanza. Inoltre, la verifica delle misure attuate per migliorare la qualità dell’aria è un aspetto importante per giudicare la qualità delle decisioni politiche del governo cinese. In questo studio sono stati rivisiti i dati della letteratura sulla correlazione  fra incidenza e mortalità da BPCO e inquinamento atmosferico.  Read More …