Medicina e ambiente

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Posted by: | Posted on: dicembre 30, 2014

Funzione renale e residenza in prossimità di una strada principale

L’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio riconosciuto per le malattie cardiovascolari. Numerose sono le prove che dimostrano come vivere vicino ad una strada principale contribuisca ad aumentare l’incidenza di malattie vascolari,  dell’infarto acuto del miocardio, delle arteriopatie obliteranti degli arti inferiori, della trombosi venosa profonda, dell’aterosclerosi coronarica e carotide;dell’ictus cerebrale;  inoltre rappresenta un fattore prognostico negativo nei soggetti che sopravvivono ad un infarto acuto del miocardio e aumenta la mortalità cardiovascolare,.

I reni sono organi molto vascolarizzati e predisposti sia ad aterosclerosi dei grossi vasi che a disfunzione dell’apparato vascolare di piccolo calibro. Pertanto, la residenza nelle vicinanze di una strada principale potrebbe aumentare il rischio di ridotta funzione renale a causa delle lesioni vascolari. La riduzione della funzione renale, valutata mediante la velocità di filtrazione glomerulare calcolata, è associata con un aumentato rischio di eventi cardiovascolari acuti e di morte, e potrebbe spiegare, almeno in parte, l’associazione osservata fra inquinamento atmosferico e rischio cardiovascolare. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 29, 2014

Lo sviluppo cognitivo e psicomotorio è ridotto nei bambini europei esposti durante la gravidanza materna a tassi elevati di inquinamento atmosferico

L’inquinamento atmosferico può avere effetti deleteri sul sistema nervoso centrale, fra i quali ricordiamo l’induzione di infiammazione cronica cerebrale, l’alterazione della barriera ematoencefalica, l’attivazione della microglia e alterazioni della materia bianca cerebrale. Gli inquinanti atmosferici, specialmente il materiale particolato e i suoi componenti solubili, sono in grado di arrivare fino agli alveoli polmonari e penetrare nella circolazione sistemica raggiungendo tutti gli organi, cervello compreso. Come effetto generale sul cervello o a causa dei danni più specifici in particolare aree cerebrali come la corteccia frontale, l’ippocampo, il corpo striato e la sostanza nera (alterazione osservate sperimentalmente tutte dopo esposizione dell’inquinamento atmosferico), si potrebbe avere una compromissione del funzionamento cognitivo e psicomotorio, due delle principali funzioni cerebrali. Gli effetti potenzialmente neurotossici del particolato atmosferico sul cervello assumono una particolare importanza nel feto e nei neonati, alla luce soprattutto della relativa immaturità dei meccanismi di detossificazione nelle prime fasi della vita, durante i quali il cervello in via di sviluppo è molto più vulnerabile alle sostanze tossiche ambientali. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 27, 2014

Diabete mellito e inquinamento atmosferico: revisione e metanalisi degli studi della letteratura

Il diabete mellito di tipo secondo è una delle malattie più frequenti al mondo e la sua prevalenza è in continuo aumento: è stato stimato che nel 2011 c’erano in tutto il mondo 366 milioni di diabetici almeno e che il loro numero aumenterà a 566 milioni entro il 2030. L’aumentata incidenza del diabete di tipo 2, almeno in parte, può essere il risultato dell’aumento dell’obesità, ma altri potenziali fattori di rischio sono stati proposti per spiegare questo enorme aumento, fra cui l’inquinamento dell’aria atmosferica. Nelle ultime decadi, numerosi studi epidemiologici ben condotti hanno dimostrato che l’inquinamento atmosferico rappresenta ovvia causa di aumento del rischio di malattie cardiovascolari, cancro polmonare e di mortalità da ogni causa naturale. Il diabete mellito e l’inquinamento atmosferico potrebbe essere pertanto collegati. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 26, 2014

Fattori importanti per la concentrazione dei composti perfluoroalchilici nel siero materno negli anni successivi alla riduzione della loro produzione e utilizzo

I composti perfluoroalchilici (PFAS), furono prodotti sin dal 1950 con intensità crescente dal 1966 alla fine degli anni, finché la loro produzione e uso furono sottoposti a rigide limitazioni in Europa nel 2008 e negli Stati Uniti fin dal 2001. I dubbi e la preoccupazione circa la loro persistenza ambientale, la capacità di bioaccumulo e le prove sempre più numerose e solide circa i loro effetti tossicologici negli uomini e negli animali portarono alla classificazione dell’acido perfluorooctansulfonico (PFOS) come inquinante organico persistente e al suo inserimwento nella lista della convenzione di Stoccolma nel 2009. Inoltre negli Stati Uniti, nel 2006 otto fra le principali multinazionali produttrici di acido perfluorottanoico (PFOA) furono invitate a ridurre ”spontaneamente” del 95% la produzione e l’emissione dell’ambiente entro il 2010. A partire dal 2015 negli Stati Uniti il PFOS sarà bandito, e la stessa decisione fu presa dal governo norvegese che, inizialmente aveva stabilito il blocco dell’utilizzo di questo composto a partire dal 1 giugno 2014, provvedimento poi fatto slittare al 2018 per l’opposizione delle lobby industriali. In seguito a tutte queste misure legislative la produzione e l’emissione di molti composti perfluoralchilici cominciò a declinare, ad eccezione di quelli a catena più lunga. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 24, 2014

Inquinamento atmosferico e mortalità da cause naturali: i risultati dello studio europeo ESCAPE

In questo articolo sono riportati i risultati del progetto europeo ESCAPE relativi all’associazione fra inquinamento atmosferico e mortalità. Altri studi  da ogni causa naturale. Altri articoli sono stati pubblicati con i risultati dell’analisi relativa alle cause specifiche di morte.

La popolazione arruolata in questo studio consisteva di 367.251 persone a rischio, seguite per un follow-up di 13,9 anni (range 6,5-18,6 anni). Di queste 29.076 morirono di causa naturale durante il periodo dello studio. Le popolazioni furono arruolate principalmente negli anni 1990 in 22 città europee ed erano molto diverse per quanto riguarda l’età media al momento dell’ingresso nello studio, la presenza di altri fattori confondenti, la percentuale di soggetti che si erano trasferiti durante il follow-up. Anche le concentrazioni dell’inquinamento atmosferico erano molto variabili nelle città studiate, ed aumentavano in genere passando dal Nord al Sud d’Europa. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 22, 2014

Inquinamento atmosferico e ictus cerebrale: i risultati dello studio europeo ESCAPE

Gli standard che definiscono la qualità dell’aria in Europa sono in corso di revisione da parte del Parlamento europeo, il quale ha raccomandato di dedicare maggior attenzione agli effetti cronici dell’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico, soprattutto per quanto riguarda gli effetti sull’apparato cardiovascolare e respiratorio del particolato fine, cioè del PM 2,5 che definisce le particelle con un diametro di aerodinamico inferiore a 2,5 micron. Numerosi studi epidemiologici hanno suggerito l’esistenza di una  possibile correlazione fra inquinamento atmosferico e ictus cerebrale

Al contrario degli Stati Uniti e del Canada, dove sono stati condotti numerose prove sulla mortalità per cause respiratorie e cardiache associata all’inquinamento atmosferico, soltanto un numero limitato di studi sono stati condotti in Europa, la maggior parte dei quali su una singola popolazione di una sola nazione. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 21, 2014

Inquinamento atmosferico e cancro polmonare in 17 popolazioni europee: i risultati dello studio europeo ESCAPE

Il cancro polmonare è uno dei più frequenti tumori e ha una cattiva prognosi. Il fumo di sigaretta ne è la causa principale, ma l’esposizione occupazionale, l’esposizione al radon nella propria residenza, il fumo di tabacco passivo sono fattori di rischio ben noti. Inoltre l’appartenenza a classi sociali di livello socioeconomico inferiore aumenta il rischio di cancro polmonare. L’inquinamento atmosferico, soprattutto il materiale particolato con gli idrocarburi policiclici aromatici ed altre molecole genotossiche assorbite è fortemente indiziato di provocare il cancro polmonare. L’associazione fra inquinamento atmosferico e cancro polmonare è stata osservata in moltissimi studi epidemiologici,  i cui risultati  hanno evidenziato un aumentato rischio di cancro polmonare dopo esposizione  con vari parametri utilizzati per misurare l’inquinamento dell’aria atmosferica. L’associazione è particolarmente evidente nei non-fumatori, nei soggetti che non hanno mai fumato e in quelli con un basso consumo di frutta. Nelle nazioni sviluppate l’incidenza totale di cancro polmonare si è stabilizzata durante le ultime decadi, anche se sono state notate variazioni nella frequenza dei diversi tipi istologici, con un sostanziale incremento relativo degli adenocarcinomi e una riduzione del carcinoma a cellule squamose. Variazioni delle miscele di tabacco e della composizione degli inquinanti atmosferici può aver contribuito a determinare questa variazione. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 20, 2014

Inquinamento atmosferico e basso peso alla nascita: i risultati dello studio europeo ESCAPE

L’inquinamento dell’aria atmosferica è uno dei più importanti fattori modificabili che minacciano la salute umana. L’esposizione materna all’ inquinamento atmosferico durante la gravidanza aumenta il rischio di prematurità (<37 settimana di gestazione), basso peso alla nascita (<2.500 g), malformazioni congenite e numerosi altri effetti dannosi sulla salute umana. Loo studio dell’associazione fra inquinamento atmosferico e basso peso alla nascita è importante perché altre forme di inquinamento ambientale potrebbero giocare un ruolo.

Gli infanti con un basso peso alla nascita hanno un rischio maggiore di mortalità e morbilità rispetto a quelli che nascono con un peso più elevato. Il basso peso alla nascita aumenterebbe il rischio di asma negli anni successivi e di una ridotta funzione polmonare nell’età adulta, anche se non tutti gli studi hanno fornito risultati concordanti. Gli infanti con basso peso alla nascita aumentano rapidamente di peso nei primi tre mesi di vita, fenomeno che è stato associato con i sintomi di asma nei bambini fino al quarto anno di età. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 18, 2014

Discariche e cancro in 24 siti italiani contaminati

Gli effetti dannosi sulla salute associati con il trattamento dei rifiuti costituiscono un importante problema per i responsabili della salute pubblica. Lo affermano gli autori del rapporto della World Health Organization (WHO) “Population health and waste management: Scientific data and policy options” secondo i quali le possibili conseguenze delle pratiche di trattamento dei rifiuti richiedono l’adozione di misure urgenti poiché un numero molto elevato di persone vive in prossimità di questi siti in tutto il mondo.  Il traffico illegale di rifiuti è un problema prioritario in Europa a causa delle sue gravi conseguenze, per esempio gli eventi avversi sull’ambiente durante il trasporto nelle nazioni nei quali questi rifiuti vengono depositati. Le vie principali dei traffici illegali di rifiuti interessano l’Europa del sud e del sud-est, i Balcani dell’est e alcuni paesi dell’Africa. Le nazioni più povere rappresentano un bersaglio particolare a causa dell’assenza di sistemi di controllo e di legislazioni appropriate e del crescente traffico illegale internazionale di sostanze tossiche e rifiuti pericolosi provenienti dalle nazioni più industrializzate. Preoccupano in particolare le correlazioni più volte segnalate fa discariche e cancro  e con le malformazioni congenite. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 11, 2014

Il rischio di cancro della prostata e delle sue forme più aggressive è aumentato negli agricoltori americani esposti ai pesticidi.

L’esposizione occupazionale ai pesticidi è stata associata con un aumentato rischio di cancro della prostata in molti studi epidemiologici.I pesticidi sono stati associati anche ad altri tipi di tumori: leucemia linfoblastica nei bambini, linfoma e mieloma negli adulti, sindromi mielodisplastiche negli adulti, nonché a malattie non tumorali, per esempio diabete e prediabete e malattia di Alzheimer, riduzione della crescita fetale.

Nel progetto Agricultural Health Study iniziato negli Stati Uniti nel 1998, il più importante studio prospettico di coorte sui pesticidi in agricoltura, è stato osservato un significativo eccesso nel cancro della prostata sia negli agricoltori che negli applicatori di pesticidi, con rapporti di incidenza standardizzati di 1,19 (IC 95% percento 1,14-1,25) e di 1,28 (IC 95% = 1-1,61) rispettivamente, confrontati con i tassi attesi nei due Stati dove fu condotto lo studio.

Diversi tipi di pesticidi e di sostanze chimiche sono state associate con un aumentato rischio di cancro della prostata, i possibili meccanismi patogenetici essendo le alterazioni delle vie di segnalazione ormonale causate dai pesticidi che hanno attività di interferenti endocrini e l’induzione di danni al DNA. Read More …