Neurologia

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Posted by: | Posted on: gennaio 19, 2015

Inquinamento atmosferico e declino cognitivo negli adulti

Recenti ricerche hanno fornito risultati convincenti circa la correlazione fra esposizione inquinamento atmosferico e danni cerebrali. Studi condotti sia negli animali che nell’uomo hanno osservato un’associazione fra esposizione ad elevate concentrazioni di particolato atmosferico e aumentata infiammazione cerebrale con accumulo di beta amiloide, un marcatore di alterata funzione neuronale. I soggetti con infiammazione cerebrale e neurodegenerazione causata dall’inquinamento atmosferico hanno maggiori probabilità di sviluppare difetti cognitivi e di sviluppare malattie neurodegenerative progressive come la malattia di Alzheimer. L’associazione fra Inquinamento atmosferico e declino cognitivo negli adulti non è stata studiata a fondo. Read More …

Posted by: | Posted on: gennaio 15, 2015

Tetracloroetilene e danni alla salute

Il lavaggio a secco sfrutta la capacità di alcuni solventi (percloroetilene, tricloroetilene, riclorotrifluoroetano) di estrarre i grassi trattenuti nei tessuti.

Il tetracloroetilene è stato rinvenuto nell’acqua potabile, negli ambienti confinati (case, uffici ecc.), nell’aria ambiente, nelle falde acquifere profonde e nei suoli. La via principale di esposizione è rappresentata dalle vie aeree, anche a causa della contaminazione dell’aria inspirata da parte di vapori provenienti dal suolo e/o dall’acqua. Il tetracloroetilene è metabolizzato a diversi composti secondari, principalmente nel fegato, ed è molto probabile che almeno alcuni dei suoi metaboliti contribuiscano a determinare gli effetti tossici tipici della molecola originaria. Numerosi sono gli studi che hanno valutato la correlazione fra tetracloroetilene e danni alla salute. Read More …

Posted by: | Posted on: gennaio 4, 2015

Autismo, inquinamento e genetica: importanza delle interazioni fra gene MET e particolato atmosferico

L‘autismo e i disturbi dello spettro autistico stanno aumentando continuamente di frequenza in tutto il mondo occidentale. Nella patogenesi dell’autismo, inquinamento e genetica si suppone che siano intimamente correlative la nota interazione di  fattori genetici e fattori ambientali. Infatti, diversi studi indipendenti hanno osservato un aumento della prevalenza dei disturbi dello spettro autistico nei bambini esposti ad elevati livelli di inquinanti emessi dal traffico veicolare in prossimità della loro residenza al momento della nascita. Sappiamo anche che un aumento del rischio di autismo è stato osservato nel bambini portatori di una variante genetica del promoter del gene MET, rs1858830, che comporta una ridotta espressione della proteina MET nel cervello e nel sistema immunitario. Inoltre, nei topi, la progenie nata da madri esposte durante la gravidanza al benzo(a)pirene, un idrocarburo policiclico aromatico presente nel particolato atmosferico e nei gas di scarico dei veicoli, presenta una ridotta espressione della proteina MET ed alterazioni del comportamento simile a quelli dei bambini autistici. Sia nei bambini che negli animali l’esposizione agli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) in epoca prenatale è stata associata con uno ridotto quoziente intellettivo all’età di 5 anni e con un aumento dell’ansia, della depressione e dei deficit di attenzione all’età di 6-7 anni. Read More …

Posted by: | Posted on: gennaio 2, 2015

Autismo e particolato atmosferico prima, durante e dopo la gravidanza

Lo spettro dei disordini autistici (ASD) è un’anomalia dello sviluppo neurologico la cui prevalenza sta aumentando continuamente in tutto il mondo.

L’inquinamento atmosferico contiene diverse sostanze tossiche che sono state associate con la neurotossicità ed altri eventi avversi fetali in utero. Il materiale particolato veicolato dall’aria è ricoperto di diverse sostanze contaminanti che sono in grado di penetrare all’interno delle cellule inducendo stress ossidativo e danno mitocondriale in vitro. Nei roditori queste sostanze stimolano il rilascio sistemico di citochine infiammatorie anche nel cervello e nel sistema immunitario neonatale, modulando processi che sono stati implicati nella patogenesi dell’ASD. Autismo e particolato atmosferico potrebbero quindi essere correlati. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 30, 2014

Funzione renale e residenza in prossimità di una strada principale

L’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio riconosciuto per le malattie cardiovascolari. Numerose sono le prove che dimostrano come vivere vicino ad una strada principale contribuisca ad aumentare l’incidenza di malattie vascolari,  dell’infarto acuto del miocardio, delle arteriopatie obliteranti degli arti inferiori, della trombosi venosa profonda, dell’aterosclerosi coronarica e carotide;dell’ictus cerebrale;  inoltre rappresenta un fattore prognostico negativo nei soggetti che sopravvivono ad un infarto acuto del miocardio e aumenta la mortalità cardiovascolare,.

I reni sono organi molto vascolarizzati e predisposti sia ad aterosclerosi dei grossi vasi che a disfunzione dell’apparato vascolare di piccolo calibro. Pertanto, la residenza nelle vicinanze di una strada principale potrebbe aumentare il rischio di ridotta funzione renale a causa delle lesioni vascolari. La riduzione della funzione renale, valutata mediante la velocità di filtrazione glomerulare calcolata, è associata con un aumentato rischio di eventi cardiovascolari acuti e di morte, e potrebbe spiegare, almeno in parte, l’associazione osservata fra inquinamento atmosferico e rischio cardiovascolare. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 19, 2014

Inquinamento atmosferico e aterosclerosi carotidea: i risultati di uno studio canadese

L’inquinamento atmosferico e aterosclerosi: l’associazione  con le malattie cardiovascolari può avvenire attraverso due principali meccanismi: promozione della progressione dell’aterosclerosi e scatenamento di eventi acuti cardiaci in individui con aterosclerosi avanzata, specialmente se con placche vulnerabili.

L’aterosclerosi è una malattia cronica-degenerativa caratterizzata dalla formazione di placche nelle arterie maggiori e dalla loro progressiva estensione fino a provocare ischemia cronica da ridotto rifornimento di sangue nonché eventi acuti cardiaci causati dalla rottura delle placche e della formazione di trombi. Numerosi studi epidemiologici hanno dimostrato che la gravità dell’aterosclerosi misurata mediante lo spessore intima-media carotideo è in grado di prevedere il rischio cardiovascolare futuro (per esempio cardiopatia ischemica e ictus cerebrale) nella popolazione senza malattie cardiovascolari in atto.

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Posted by: | Posted on: dicembre 15, 2014

Inquinamento atmosferico e aterosclerosi asintomatica: i risultati di uno studio spagnolo

L’inquinamento dell’aria atmosferica da traffico veicolare o da qualsiasi altra causa determina un aumento della mortalità prematura, principalmente a causa di un aumento delle malattie cardiovascolari. Secondo la World Health Organization (WHO), il 2008 le malattie cardiovascolari rappresentavano la principale causa di morte in tutto il mondo. Queste malattie sono caratterizzate dalla comparsa di lesioni tipiche dell’aterosclerosi, un processo degenerativo cronico che si osserva principalmente nelle arterie di medie e grandi dimensioni ed è caratterizzata dall’ispessimento localizzato asimmetrico dello strato più interno della parete arteriosa, l’intima. Lo sviluppo dell’aterosclerosi rappresenta risultato dell’esposizione cumulativa diversi fattori di rischio: ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, diabete, obesità, fumo di tabacco, ridotta attività fisica, predisposizione genetica ed altri fattori legati allo stile di vita. L’esposizione a breve termine all’inquinamento atmosferico causa infarto del miocardio e ictus cerebrale, ma, almeno nell’uomo, prove definitive a conferma dell’ipotesi che l’inquinamento atmosferico contribuisca alla aterogenesi non ve ne sono, mentre studi sperimentali, condotti soprattutto nei topi obesi confermano questa associazione.

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Posted by: | Posted on: dicembre 6, 2014

L’esposizione all’acido perfluoroottanoico (PFOA) aumenta l’omocisteina e la pressione arteriosa nell’uomo

Nonostante esistano controversie riguardo il rischio per la salute umana derivanti dall’esposizione al PFOA, gli studi epidemiologici suggeriscono che nella popolazione esposta per motivi occupazionali o comunitari, l’esposizione a questo interferente endocrino causa aumento del colesterolo e dell’uricemia, due importanti fattori di rischio cardiovascolari. Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte nei paesi industrializzati, essendo ormai assodato che oltre ai fattori di rischio “classici” quali il fumo di sigaretta, il diabete e l’obesità, anche l’esposizione a sostanze tossiche disperse nell’ambiente rappresenti un fattore di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari.

Gli autori di questo studio hanno indagato una popolazione esposta all’acido perfluoroottanoico per convalidare l’ipotesi che l’esposizione a questa molecola rappresenti veramente un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari. Read More …

Posted by: | Posted on: dicembre 1, 2014

Le piretrine aumentano il rischio di prediabete nei lavoratori esposti

Le piretrine sono insetticidi al largo spettro d’azione utilizzate principalmente per il controllo e la prevenzione della malaria e di altre malattie trasmesse da artropodi. Ai tropici sono utilizzate per il trattamento delle zanzariere e per la “disinfestazione” degli aeroplani. Negli ultimi vent’anni l’uso di queste molecole ha conosciuto una rapida impennata, essendo state utilizzate in tutto il mondo dei principali programmi di controllo delle malattie trasmesse da insetti (1, 2). Gli spruzzatori di questi pesticidi sono fra gli individui maggiormente esposti agli effetti tossici. Dagli anni 1990 le permetrine hanno quasi completamente sostituito i pesticidi organoclorurati persistenti come il DDT e gli organofosfati, soprattutto grazie alla loro minore tossicità acuta., Attualmente, le piretrine maggiormente utilizzate sono l’alfa-cipermetrina e la lambda-cialometrina, mentre minori quantità di deltametrina e di beta-cipermetrina sono usate in alcune regioni del mondo. Read More …

Posted by: | Posted on: novembre 29, 2014

Inquinamento ambientale e rischio di malattia di Alzheimer. Possiamo identificare le prove definitive?

Negli ultimi 30-40 anni i progressi sulla patogenesi molecolare della malattia di Alzheimer ci hanno consentito di migliorare le nostre conoscenze sull’inizio dei sintomi e il decorso della malattia . Biomarcatori sono stati identificati sia nei soggetti sintomatici che in quegli normali in grado di identificare placche amiloidi e, conseguentemente, soggetti ad alto rischio di demenza. Almeno una ventina di geni sono stati identificati ed associati con un aumento o una riduzione del rischio di demenza ad esordio tardivo . Ogni nuovo gene identificato permette di colmare un vuoto nel processo di completa comprensione della patogenesi della malattia di Alzheimer e, potenzialmente, può rappresentare una nuova opportunità terapeutica.

Considerato singolarmente, ognuno dei 20 geni associati con l’Alzheimer ad esordio tardivo ha un’influenza minima sul rischio globale. L’eccezione è rappresentata dall’allele epsilon 4 dell’apolipoproteina E, localizzato sul cromosoma 19, ciascuna copia del quale triplica il rischio di Alzheimer. Read More …