Associazione tra diabete e esaclorocicloesano, un pesticida organoclorurato

Posted by: | Posted on: gennaio 5, 2015

Fattori di rischio noti per il diabete mellito di tipo 2 sono l’obesità, la sedentarietà, il tipo di dieta, la storia familiare, il gruppo etnico, l’età, la ridotta tolleranza al glucosio, l’ipertensione arteriosa, la riduzione del colesterolo HDL e l’aumento dei trigliceridi. La prevalenza del diabete mellito di tipo 2 nel mondo era del 2,8% nel 2000 e, secondo le stime più accreditate, raggiungerà il 4,4% nel 2030. Considerando che soltanto il 6% dei casi di diabete mellito sono spiegati da fattori ereditari, i fattori ambientali sembrano avere un’importanza determinante nel contribuire all’aumentata incidenza di questa malattia osservata in tutto il mondo. In tutti i paesi, la prevalenza del diabete mellito progredisce parallelamente con l’aumentare dello sviluppo industriale, soprattutto nei soggetti adulti. I risultati di uno studio condotto fra il 1995 e il 2000 dimostrano che il circa il 20% degli arabi sauditi adulti è affetto del diabete mellito di tipo 2. Read More …


Autismo, inquinamento e genetica: importanza delle interazioni fra gene MET e particolato atmosferico

Posted by: | Posted on: gennaio 4, 2015

L‘autismo e i disturbi dello spettro autistico stanno aumentando continuamente di frequenza in tutto il mondo occidentale. Nella patogenesi dell’autismo, inquinamento e genetica si suppone che siano intimamente correlative la nota interazione di  fattori genetici e fattori ambientali. Infatti, diversi studi indipendenti hanno osservato un aumento della prevalenza dei disturbi dello spettro autistico nei bambini esposti ad elevati livelli di inquinanti emessi dal traffico veicolare in prossimità della loro residenza al momento della nascita. Sappiamo anche che un aumento del rischio di autismo è stato osservato nel bambini portatori di una variante genetica del promoter del gene MET, rs1858830, che comporta una ridotta espressione della proteina MET nel cervello e nel sistema immunitario. Inoltre, nei topi, la progenie nata da madri esposte durante la gravidanza al benzo(a)pirene, un idrocarburo policiclico aromatico presente nel particolato atmosferico e nei gas di scarico dei veicoli, presenta una ridotta espressione della proteina MET ed alterazioni del comportamento simile a quelli dei bambini autistici. Sia nei bambini che negli animali l’esposizione agli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) in epoca prenatale è stata associata con uno ridotto quoziente intellettivo all’età di 5 anni e con un aumento dell’ansia, della depressione e dei deficit di attenzione all’età di 6-7 anni. Read More …


Autismo e pesticidi in gravidanza: aumento del rischio se le madri risiedono in prossimità di terreni agricoli contaminati

Posted by: | Posted on: gennaio 3, 2015

Alcuni fra i pesticidi più frequentemente usati in agricoltura sono stati associati con anomalie dello sviluppo neurocomportamentale dei bambini e con i disordini dello spettro autistico. Per autismo si intende un’anomalia dello sviluppo neurologico i cui sintomi compaiono entro tre anni di età presentandosi con alterazioni specifiche dello sviluppo del linguaggio e delle capacità di stabilire interazioni sociali; i bambini autistici mostrano comportamenti, attività e movimenti ripetitivi e limitati. I bambini sono colpiti 4-5 volte più delle bambine, con una frequenza che è in continuo, reale aumento nelle ultime decadi. La correlazione fra autismo e  pesticidi in gravidanza merita pertanto il massimo della considerazione.  Read More …


Autismo e particolato atmosferico prima, durante e dopo la gravidanza

Posted by: | Posted on: gennaio 2, 2015

Lo spettro dei disordini autistici (ASD) è un’anomalia dello sviluppo neurologico la cui prevalenza sta aumentando continuamente in tutto il mondo.

L’inquinamento atmosferico contiene diverse sostanze tossiche che sono state associate con la neurotossicità ed altri eventi avversi fetali in utero. Il materiale particolato veicolato dall’aria è ricoperto di diverse sostanze contaminanti che sono in grado di penetrare all’interno delle cellule inducendo stress ossidativo e danno mitocondriale in vitro. Nei roditori queste sostanze stimolano il rilascio sistemico di citochine infiammatorie anche nel cervello e nel sistema immunitario neonatale, modulando processi che sono stati implicati nella patogenesi dell’ASD. Autismo e particolato atmosferico potrebbero quindi essere correlati. Read More …


Inquinamento atmosferico e BPCO: incidenza, mortalità e ricoveri ospedalieri in una metanalisi della letteratura

Posted by: | Posted on: gennaio 1, 2015

La malattia polmonare istruttiva cronica(BPCO) è una delle principali cause di morte nel mondo, causando circa 3 milioni di decessi all’anno. Fino al 2010 la BPCO era la principale causa di morte e fra le prime cinque cause di anni di vita persi in Asia. Si stima che in tutto il mondo ci siano oltre 210 milioni di persone affette da BPCO e che senza interventi efficaci, il numero di morti per tale patologia aumenterà di oltre il 30% nella prossima decade. I principali fattori di rischio per la BPCO sono il fumo di tabacco, l’inquinamento atmosferico esterno e quello interno alle abitazioni derivante dalla combustione di biomasse ed altre fonti di combustibile fossile. In alcune revisioni sistematiche della letteratura, l’inquinamento atmosferico degli ambienti confinati (abitazione, uffici, eccetera) raddoppia il rischio di BPCO; il fumo di tabacco aumenta il rischio di malattie respiratorie croniche polmonari, mentre la cessazione dell’abitudine al fumo è un’efficace strategia per il trattamento della BPCO. L’inquinamento atmosferico è un problema di estrema rilevanza in Cina a causa del tumultuoso sviluppo industriale che sta avvenendo in quella nazione. Pertanto, la prevenzione delle malattie respiratorie croniche causate dall’inquinamento atmosferico è un problema di estrema rilevanza. Inoltre, la verifica delle misure attuate per migliorare la qualità dell’aria è un aspetto importante per giudicare la qualità delle decisioni politiche del governo cinese. In questo studio sono stati rivisiti i dati della letteratura sulla correlazione  fra incidenza e mortalità da BPCO e inquinamento atmosferico.  Read More …


L’esposizione a breve termine al particolato atmosferico e epigenetica

Posted by: | Posted on: dicembre 31, 2014

L’esposizione al particolato atmosferico aumenta lo stress ossidativo negli individui esposti causando riduzione della funzione polmonare, eccesso di ricoveri ospedalieri e di mortalità per diverse malattie cardiopolmonari. Negli individui costretti ad elevata esposizione al particolato atmosferico, l’analisi del profilo di espressione dei geni leucocitari ha dimostrato la comparsa di risposte correlate con un aumento dello stress ossidativo sistemico e dell’infiammazione, aumento che è in grado di peggiorare funzione delle vie aeree e il decorso delle malattie respiratorie. I meccanismi patogenetici alla base di tali effetti deleteri rimangono ancora poco noti.NUmerosi studi negli ultimi anni hanno analizzato i legami fra particolato atmosferico e epigenetica.

Negli ultimi anni la ricerca si è indirizzata verso l’identificazione dei diversi componenti del particolato atmosferico con lo scopo di valutarne la tossicità relativa in vivo. Per esempio, il carbon nero, un componente del particolato atmosferico frequentemente utilizzato come marcatore del materiale particolato emesso dai gas di scarico dei veicoli a motore, è stato associato con un aumento della pressione arteriosa sistemica negli anziani rispetto ad altri inquinanti. Tuttavia, i solfati, contenuti soprattutto nel particolato emesso da sorgenti industriali, ha effetti simili a quelle del carbon nero sulla dilatazione dell’arteria brachiale. Allo stesso modo, gli inquinanti emessi dal traffico sono spesso stati associati con l’asma. In alcuni studi il PM 2,5 ha mostrato un’ associazione addirittura più forte del carbon nero, suggerendo che il particolato emesso da fonti diverse dal traffico possa avere effetti ancora più deleteri. Un’osservazione interessante è che i solfati sono stati associati con i fenotipi asmatici. Tuttavia, ancora oggi non è stato proposto un modello in grado di spiegare gli effetti sull’uomo di questi due inquinanti, carbon nero e solfati, da soli o in combinazione. Read More …


Funzione renale e residenza in prossimità di una strada principale

Posted by: | Posted on: dicembre 30, 2014

L’inquinamento atmosferico è un fattore di rischio riconosciuto per le malattie cardiovascolari. Numerose sono le prove che dimostrano come vivere vicino ad una strada principale contribuisca ad aumentare l’incidenza di malattie vascolari,  dell’infarto acuto del miocardio, delle arteriopatie obliteranti degli arti inferiori, della trombosi venosa profonda, dell’aterosclerosi coronarica e carotide;dell’ictus cerebrale;  inoltre rappresenta un fattore prognostico negativo nei soggetti che sopravvivono ad un infarto acuto del miocardio e aumenta la mortalità cardiovascolare,.

I reni sono organi molto vascolarizzati e predisposti sia ad aterosclerosi dei grossi vasi che a disfunzione dell’apparato vascolare di piccolo calibro. Pertanto, la residenza nelle vicinanze di una strada principale potrebbe aumentare il rischio di ridotta funzione renale a causa delle lesioni vascolari. La riduzione della funzione renale, valutata mediante la velocità di filtrazione glomerulare calcolata, è associata con un aumentato rischio di eventi cardiovascolari acuti e di morte, e potrebbe spiegare, almeno in parte, l’associazione osservata fra inquinamento atmosferico e rischio cardiovascolare. Read More …


Lo sviluppo cognitivo e psicomotorio è ridotto nei bambini europei esposti durante la gravidanza materna a tassi elevati di inquinamento atmosferico

Posted by: | Posted on: dicembre 29, 2014

L’inquinamento atmosferico può avere effetti deleteri sul sistema nervoso centrale, fra i quali ricordiamo l’induzione di infiammazione cronica cerebrale, l’alterazione della barriera ematoencefalica, l’attivazione della microglia e alterazioni della materia bianca cerebrale. Gli inquinanti atmosferici, specialmente il materiale particolato e i suoi componenti solubili, sono in grado di arrivare fino agli alveoli polmonari e penetrare nella circolazione sistemica raggiungendo tutti gli organi, cervello compreso. Come effetto generale sul cervello o a causa dei danni più specifici in particolare aree cerebrali come la corteccia frontale, l’ippocampo, il corpo striato e la sostanza nera (alterazione osservate sperimentalmente tutte dopo esposizione dell’inquinamento atmosferico), si potrebbe avere una compromissione del funzionamento cognitivo e psicomotorio, due delle principali funzioni cerebrali. Gli effetti potenzialmente neurotossici del particolato atmosferico sul cervello assumono una particolare importanza nel feto e nei neonati, alla luce soprattutto della relativa immaturità dei meccanismi di detossificazione nelle prime fasi della vita, durante i quali il cervello in via di sviluppo è molto più vulnerabile alle sostanze tossiche ambientali. Read More …


Associazione fra concentrazione nel siero di acido perfluoroottanoico (PFOA) e malattie della tiroide nella popolazione americana

Posted by: | Posted on: dicembre 28, 2014

I composti perfluoroalchilici hanno proprietà tensioattive e sono utilizzate in numerosi processi produttivi. Recenti studi indicano la persistenza a lungo termine dell’ambiente di queste molecole nella popolazione umana e negli animali selvatici in tutto il globo. Fra i composti perfluoroalchilici le maggiori preoccupazioni derivano dai composti costituiti da otto atomi di carbonio l’acido perfluoroottanoico (PFOA)  e l’acido perfluoroottano sulfonato (PFOS). 

La maggioranza degli inquinanti organici persistenti (POP) è costituita da molecole dotate di lipofilìa che si accumulano nel tessuto adiposo, ma PFOS   e PFOA sono molecole sia lipofile che idrofobiche le quali si legano alle proteine nel siero invece di accumularsi nei lipidi. La clearance renale è trascurabile negli esseri umani, spiegando l’emivita riportata di 3,8 e 5,4 anni per PFOA e PFOS, rispettivamente.

Queste molecole si comportano come interferenti endocrini e numerosi studi condotti negli animali hanno dimostrato che possono alterare l’omeostasi della ghiandola tiroidea. Read More …


Diabete mellito e inquinamento atmosferico: revisione e metanalisi degli studi della letteratura

Posted by: | Posted on: dicembre 27, 2014

Il diabete mellito di tipo secondo è una delle malattie più frequenti al mondo e la sua prevalenza è in continuo aumento: è stato stimato che nel 2011 c’erano in tutto il mondo 366 milioni di diabetici almeno e che il loro numero aumenterà a 566 milioni entro il 2030. L’aumentata incidenza del diabete di tipo 2, almeno in parte, può essere il risultato dell’aumento dell’obesità, ma altri potenziali fattori di rischio sono stati proposti per spiegare questo enorme aumento, fra cui l’inquinamento dell’aria atmosferica. Nelle ultime decadi, numerosi studi epidemiologici ben condotti hanno dimostrato che l’inquinamento atmosferico rappresenta ovvia causa di aumento del rischio di malattie cardiovascolari, cancro polmonare e di mortalità da ogni causa naturale. Il diabete mellito e l’inquinamento atmosferico potrebbe essere pertanto collegati. Read More …