Alzheimer

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Posted by: | Posted on: gennaio 20, 2015

Inquinamento atmosferico e danni cerebrali precoci nei bambini

Studi condotti a città del Messico, una delle città con l’aria più inquinata al mondo, almeno negli anni passati, hanno dimostrato che l’esposizione cronica ad elevati tassi di inquinamento atmosferico causa uno squilibrio significativo dell’attività di geni essenziali per l’apoptosi, la proliferazione cellulare, l’infiammazione, lo stress ossidativo, le risposte immunitarie innate e acquisite nonché la comparsa di alterazioni anatomiche cerebrali tipiche degli stadi più più precoci della malattia di Alzheimer, quali gli ammassi neurofibrillari o “tangle” già durante l’infanzia o l’adolescenza. Inoltre, bambini residenti a città del Messico, sani e senza problemi di salute, hanno un minor apprendimento scolastico e mostrano una riduzione delle capacità intellettive cognitive quando sottoposti ai test normalmente utilizzati per valutare lo sviluppo neurocognitivo. Infine è stata dimostrata anche una significativa riduzione della materia bianca cerebrale nei bambini residenti nelle zone più inquinate rispetto a quelli che abitano in zone meno inquinate della megalopoli messicana. La correlazione tra Inquinamento atmosferico e danni cerebrali precoci nei bambini è l’oggetto di questo studio messicano. Read More …

Posted by: | Posted on: gennaio 19, 2015

Inquinamento atmosferico e declino cognitivo negli adulti

Recenti ricerche hanno fornito risultati convincenti circa la correlazione fra esposizione inquinamento atmosferico e danni cerebrali. Studi condotti sia negli animali che nell’uomo hanno osservato un’associazione fra esposizione ad elevate concentrazioni di particolato atmosferico e aumentata infiammazione cerebrale con accumulo di beta amiloide, un marcatore di alterata funzione neuronale. I soggetti con infiammazione cerebrale e neurodegenerazione causata dall’inquinamento atmosferico hanno maggiori probabilità di sviluppare difetti cognitivi e di sviluppare malattie neurodegenerative progressive come la malattia di Alzheimer. L’associazione fra Inquinamento atmosferico e declino cognitivo negli adulti non è stata studiata a fondo. Read More …

Posted by: | Posted on: novembre 29, 2014

Inquinamento ambientale e rischio di malattia di Alzheimer. Possiamo identificare le prove definitive?

Negli ultimi 30-40 anni i progressi sulla patogenesi molecolare della malattia di Alzheimer ci hanno consentito di migliorare le nostre conoscenze sull’inizio dei sintomi e il decorso della malattia . Biomarcatori sono stati identificati sia nei soggetti sintomatici che in quegli normali in grado di identificare placche amiloidi e, conseguentemente, soggetti ad alto rischio di demenza. Almeno una ventina di geni sono stati identificati ed associati con un aumento o una riduzione del rischio di demenza ad esordio tardivo . Ogni nuovo gene identificato permette di colmare un vuoto nel processo di completa comprensione della patogenesi della malattia di Alzheimer e, potenzialmente, può rappresentare una nuova opportunità terapeutica.

Considerato singolarmente, ognuno dei 20 geni associati con l’Alzheimer ad esordio tardivo ha un’influenza minima sul rischio globale. L’eccezione è rappresentata dall’allele epsilon 4 dell’apolipoproteina E, localizzato sul cromosoma 19, ciascuna copia del quale triplica il rischio di Alzheimer. Read More …

Posted by: | Posted on: novembre 24, 2014

I livelli di DDT e del suo metabolita DDE sono più alti nella malattia di Alzheimer

La malattia di Alzheimer è la malattia neurodegenerativa più frequente a livello mondiale, con un aumento previsto dei casi di oltre tre volte nei prossimi quarant’anni . La forma più frequente di Alzheimer è quella ad esordio tardivo, che si sviluppa tipicamente dopo i 60 anni di età. I fattori eziologici non sono completamente conosciuti ma è noto che fattori genetici, ambientali e abitudini di vita condizionano il rischio individuale di sviluppare la malattia (2). Tra i numerosi geni di suscettibilità per l’Alzheimer che continuano ad ingrossare la lista dei candidati, soltanto l’allele dell’apolipoproteina E4 (APOE4) ha un effetto significativo, aumentando il rischio di 2- 3 volte nei soggetti che ne sono portatori. Considerati nel loro insieme, la decina di geni identificati finora permette di spiegare soltanto la metà circa dei casi di Alzheimer (3). Diversi studi hanno riportato risultati che suggeriscono come l’esposizione occupazionale a metalli, solventi e pesticidi possa rappresentare un importante fattore di rischio (4,5). Read More …